
{"id":26387,"date":"2012-07-07T06:35:38","date_gmt":"2012-07-07T04:35:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=26387"},"modified":"2012-07-07T06:35:38","modified_gmt":"2012-07-07T04:35:38","slug":"due-inediti-di-tiziano-dal-7-luglio-a-padova-presentati-per-la-prima-volta-tiziano-e-paolo-iii-il-pittore-e-il-suo-modello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/26387\/arte\/due-inediti-di-tiziano-dal-7-luglio-a-padova-presentati-per-la-prima-volta-tiziano-e-paolo-iii-il-pittore-e-il-suo-modello.html","title":{"rendered":"DUE INEDITI DI TIZIANO DAL 7 LUGLIO A PADOVA PRESENTATI PER LA PRIMA VOLTA: &#8220;TIZIANO E PAOLO III. IL PITTORE E IL SUO MODELLO&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 18px\"><b><i><font color=\"#7f0000\" face=\"Arial\">Esposte in mostra a Padova, per la prima volta al pubblico e agli studiosi, <br \/>\n\t<\/font><\/i><\/b><\/span><font size=\"5\"><span style=\"font-size: 18px\"><b><i><font face=\"Arial\"><\/font><font color=\"#800000\">due opere inedite<\/font> <\/i><\/b><\/span><\/font><font color=\"#7f0000\" face=\"Arial\">del grande Cadorino, provenienti dal Regno Unito.<br \/>\n\t<\/font><b><i><font size=\"4\"><span style=\"font-size: 14px\"><br \/>\n\t<\/span><\/font><\/i><\/b><font size=\"5\"><span style=\"font-size: 18px\"><br \/>\n\t<b><i><font face=\"Arial\">TIZIANO E PAOLO III. IL PITTORE E IL SUO MODELLO<br \/>\n\t<\/font><\/i><\/b><\/span><\/font><b><i><span style=\"font-size: 12px\"><br \/>\n\t<\/span><\/i><\/b><font face=\"Arial\" size=\"5\"><span style=\"font-size: 16px\">Padova, Musei Civici agli Eremitani, 7 luglio &ndash; 30 settembre 2012 <br \/>\n\t<\/span><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"5\"><span style=\"font-size: 16px\"><span style=\"font-size: 13px\">Tiziano sa sempre sorprendere. <\/p>\n<p>\tStupisce per il suo modo assolutamente innovativo di trattare il colore fin dalle prime opere, con una corposit&agrave; degli impianti cromatici che direttamente modellano le forme e le rendono intrise di luce;<br \/>\n\t&nbsp;per la sperimentazione pittorica che caratterizza tutta la sua attivit&agrave;, per la forza straordinaria dei suoi ritratti o, ancora, per la rivoluzionaria tecnica &ldquo;aperta&rdquo; che connota le opere della maturit&agrave;, in cui le ampie pennellate, accostate con grande libert&agrave; e a macchie, creano una sorta di &quot;non finito&quot; tanto amato da taluni (l&#39;ambasciatore di Spagna per esempio) quanto guardato con perplessit&agrave; da altri.<br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\tL&#39;occasione per riflettere ulteriormente sull&#39;arte del Vecellio e sul suo <i>modus operandi<\/i>, per lasciarsi sorprendere una volta di pi&ugrave;, &egrave; data <font color=\"#800000\"><b>ora dalla straordinaria esposizione al pubblico e agli studiosi <br \/>\n\t&#8211; per la prima volta &#8211; di dipinti inediti provenienti dal Regno Unito e ricondotti senza alcun dubbio alla mano del grande Cadorino da alcuni dei massimi studiosi del Vecellio<\/b><\/font>. <br \/>\n\t<font color=\"#800000\"><b><br \/>\n\t<\/b><\/font><b>A Padova presso i Musei Civici agli Eremitani, la mostra &quot;<i>Tiziano e Paolo III. Il pittore e il suo modello<\/i>&rdquo;, promossa dal 7 luglio al 30 settembre <br \/>\n\t<\/b>dal <font color=\"#800000\"><b><i>Comune di Padova Assessorato alla Cultura e Musei Civici di Padova<\/i>, dal <i>Centro Studi Tiziano Vecellio<\/i> e da <i>Ferdinando Peretti<\/i><\/b><\/font><b>, <br \/>\n\tcurata da Andrea Donati e Lionello Puppi con la direzione di Davide Banzato <\/b>(catalogo: Andreina Valneo Budai Editore) <br \/>\n\toffre un momento di grande emozione e di indubbio interesse a livello internazionale proprio perch&eacute; ci pone di fronte a un nuovo tassello della vicenda artistica di Tiziano, attraverso due lavori finora sconosciuti e di grande qualit&agrave;.<\/p>\n<p>\t<b>Da un lato un <i>Autoritratto <\/i>del maestro, un impressionante olio su carta proveniente dalle collezioni della Casa Reale di Hannover<\/b>, singolare per l&rsquo;impostazione per niente aulica e autocelebrativa, <br \/>\n\tdall&#39;altro un <b>superbo <i>Ritratto di Paolo III senza camauro <\/i>che si viene ad aggiungere, come &ldquo;originale multiplo&rdquo;, agli esemplari noti in cui il Pontefice appare senza copricapo<\/b>: la versione pi&ugrave; nota, che risale al 1543 e fu consegnata dallo <br \/>\n\tstesso Tiziano al Papa a Busseto, dove doveva incontrasi con l&rsquo;Imperatore, &egrave; conservata ora a Napoli al Museo di Capodimonte.<br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\t<b>Entrambi gli inediti eccezionalmente esposti a Padova appartengono dunque al Maestro<\/b>; entrambi sono dei ritratti &#8211; genere nel quale Tiziano raggiunse i massimi livelli qualitativi tra gli anni Quaranta e Cinquanta <br \/>\n\t&ndash; ed entrambi sono esempi di quella tecnica pittorica rivoluzionaria messa a punto dal pittore, che tanto avrebbe influenzato i grandi pittori veneziani del XVI secolo (Tintoretto, Veronese, Bassano) e i principali autori del secolo seguente. <br \/>\n\tInfine i due dipinti di collezione privata saranno idealmente confrontabili (nel percorso museale e in citt&agrave;) &ndash; seguendo l&rsquo;interessante strada intrapresa in tempi recenti dai Civici Musei di Padova, di fruttuoso dialogo tra collezioni museali <br \/>\n\te opere sul mercato &ndash; con i lavori di Tiziano presenti a Padova (le giovanili tavole raffiguranti la<i> Nascita di Adone<\/i> e <i>la Morte di Erisittone) <\/i>e con le opere di quegli artisti che nella citt&agrave; dei Carraresi <br \/>\n\trecepirono inevitabilmente gli stimoli innescati dal Vecellio: dal Romanino al Campagnola, fino a Stefano delle Arzere.<\/p>\n<p>\tTiziano del resto lascia proprio in citt&agrave;, con gli affreschi realizzati alla Scuola del Santo su incarico del Guardiano della confraternita, tra il 1510 e il 1511, <br \/>\n\tun segno tangibile della grande innovazione del suo fare pittorico rispetto alla matrice giorgionesca, contribuendo fortemente all&rsquo;aggiornamento della cultura figurativa locale <br \/>\n\tI tre episodi affrescati &ndash; <i>il Miracolo del neonato che parla, Il Miracolo del piede risanato, il Miracolo del marito geloso <\/i>&ndash; rimangono per decenni, come ricorda Davide Banzato, <br \/>\n\t&ldquo;il termine con il quale chiunque a Padova si dovr&agrave; confrontare nella sperimentazione pittorica&rdquo;.<br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\t<font color=\"#800000\"><b>Una forza innovativa, che si coglie anche nelle opere di Tiziano ora esposte e rivelate.<br \/>\n\t<\/b><\/font><br \/>\n\t<b>Il bellissimo <i>Ritratto di Papa Paolo III<\/i> <i>senza camauro<\/i> (olio su tela <\/b><\/span><b><span style=\"font-size: 12px\">128 x 98 cm) <\/span><font size=\"4\"><span style=\"font-size: 13px\">viene ricondotto da Andrea Donati <br \/>\n\t&ndash; come si accennava &#8211; nell&rsquo;alveo del famoso dipinto di cui Tiziano fu incaricato, in occasione del viaggio del pontefice in Emilia nel 1543. <\/span><\/font><\/b><font size=\"4\"><span style=\"font-size: 13px\">Si trattava di una commissione delicata. Paolo III <br \/>\n\taveva affidato in precedenza la diffusione della propria immagine a numerosi altri artisti e nello stesso tempo vi era una tradizione iconografica ormai assestata che lo stesso Tiziano aveva contribuito a fissare con i suoi ritratti dei potenti. <br \/>\n\tIn questo caso per&ograve; il Pontefice non chiedeva un dipinto da esibire a Palazzo Farnese ma un manifesto vero e proprio del suo atteggiamento &nbsp;l&rsquo;opera rientrava cio&egrave; nella partita diplomatica che il Farnese stava giocando <br \/>\n\tcon Carlo V e lo scopo era di mostrarsi all&rsquo;imperatore pronto a chinare il capo e ad aprire la borsa, per ottenere l&rsquo;investitura di Parma e Piacenza ma anche del Ducato di Milano. <br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\tTiziano, stando ai racconti di Giovio e di Vasari, raggiunse il Pontefice a Ferrara e da quel momento si un&igrave; alla corte papale che si diresse prima a Bologna e poi a Parma, per arrivare a Busseto il 21 giugno. <br \/>\n\tIl ritratto, che pare non sia stato neppure pagato a Tiziano, suscit&ograve; un plauso &nbsp;universale e la reputazione del Vecellio sal&igrave; alle stelle, tanto che il Cardinale Guido Ascanio Sforza di Santa Fiora ne richiese una replica allo stesso Tiziano, <br \/>\n\tun dipinto segnalato dal Vasari presso gli eredi del committente ma di cui oggi si sono perse le tracce. Una richiesta che tuttavia &egrave; verosimile abbiano fatto anche altri dell<i>&rsquo;entourage<\/i>, <b>per cui il notevole dipinto portato ora all&rsquo;attenzione del pubblico e delle critica sarebbe, appunto, un ulteriore esemplare del ritratto realizzato in quel contesto: non una copia di bottega ma una &ldquo;replica d&rsquo;autore&rdquo; eseguita dallo stesso maestro e con una sua ragione compiuta. &nbsp;<br \/>\n\t<\/b>E&rsquo; un terreno difficile quello del rapporto tra originali e copie in Tiziano, ma di grande fascino e <b>di enorme importanza laddove, come in questo caso, si &egrave; di fronte ad un&rsquo;opera di cui si riconosce l&rsquo;altissima qualit&agrave; pittorica.<br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\tUna questione che riconduce per altro anche<\/b> <b>al tema dei modelli o dei &ldquo;ricordi&rdquo; conservati all&rsquo;interno della bottega<\/b>, necessari per mantenere lo standard qualitativo delle opere finite e garantirsi la possibilit&agrave; di eseguirne delle repliche. <br \/>\n\tNon si trattava necessariamente di disegni ma anche di bozzetti, <b>oppure olii su carta anche abbastanza rifiniti come nel caso dell&rsquo;<i>Autoritratto<\/i> qui presentato<\/b> (olio su carta, 40 x 27,7 cm),<br \/>\n\t&nbsp;che <b>va ricondotto secondo Lionello Puppi al dossier dei materiali accumulati nell&rsquo;atelier del Biri Grand<\/b>e, a ricordo del volto e della fattezze del capo bottega, da rivedere ogni qualvolta occorresse.<br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\tL&rsquo;atto di orgoglio del pittore che conduce Tiziano a trasformare la sua immagine in icona immortale, dando vita anche una serie di criptoautoritratti, &egrave; ben ripercorso nel catalogo della mostra, a partire da quel primo perduto autoritratto <br \/>\n\ttestimoniato dal Vasari nel 1545, prima del viaggio a Roma, &ldquo;per lasciare memoria di s&eacute; ai figliuoli&rdquo;.<br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\tTiziano agisce in funzione di autopromozione e autocelebrazione nella duplice condizione culturale e sociale di &ldquo;pittore divino&rdquo; e di &ldquo;cavaliere aurato&rdquo; e fissa l&rsquo;immagine che viene tramandata <br \/>\n\tnel tempo nell&rsquo;autoritratto di Berlino e in quello pi&ugrave; tardo e di profilo del Prado, seguendo i caratteri tipici del sapiente &#8211; la berretta, il manto di pelliccia, la barba, lo sguardo intenso &#8211; ai quali aggiunge anche la catena d&rsquo;oro <br \/>\n\tdonatagli da Carlo V nel 1533, espressione della condizione nobiliare.<br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\t<b>Viceversa nell&rsquo;inedito nell&#39;olio su carta qui presentato, Tiziano appare per cos&igrave; dire in abito dimesso, in giubba e berrettaccio<\/b>, proprio come lo ritroviamo nella xilografia di Giovanni Britto, <br \/>\n\tin apertura della &nbsp;biografia di Tiziano nell&rsquo;edizione<i> Giuntina<\/i> della <i>Vite<\/i> del Vasari, del 1568, ma anche nel bronzo sansoviniano della Sacrestia di San Marco.<br \/>\n\t<b>Lionello Puppi avanza allora una suggestiva ipotesi, avvalorata dalla perfetta relazione tra la succitata xilografia e il bozzetto che qui si presenta, dall&rsquo;alta qualit&agrave; dell&rsquo;opera e dai documenti che testimoniano <br \/>\n\tla presenza di un agente mediceo a Venezia, impegnato a reperire disegni da utilizzare nel laboratorio editoriale della Vite vasariane. <br \/>\n\t<\/b>Lo studioso ipotizza cio&egrave; che l&rsquo;olio su carta approdato nelle collezioni Reali di Hannover <b>sia un bozzetto predisposto da Tiziano molto probabilmente per il sodale Jacopo Sansovino entro il 1560<\/b>, come modello per la traduzione in scultura di un programma iconografico che, dovendo rappresentare i Profeti nelle sembianze di esponenti dell&rsquo;arte e della cultura contemporanee, escludeva i simboli e gli orpelli dell&rsquo;autocelebrazione. &nbsp;<br \/>\n\tTrattenuto in bottega come <i>ricordo <\/i>lo stesso bozzetto potrebbe poi essere stato scelto dal Vasari per la sua riproduzione. <br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\tTant&rsquo;&egrave;. <br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\t<b>In mostra a Padova Paolo III, seduto sulla &ldquo;carega&rdquo; di legno tappezzata di velluto scarlatto<\/b>, con la tunica bianca e la cappa di velluto rosso e il capo scoperto, una mano appoggiata <br \/>\n\tsul bracciolo della seggiola e l&rsquo;altra sulla borsa stretta in vita, <b>guarda dritto allo spettatore<\/b>; <b>mentre lui, Tiziano scruta in modo enigmatico il soggetto <\/b>che egli stesso ha ritratto<br \/>\n\t&nbsp;in ossequio al suo eminente rango: il maggiore e pi&ugrave; controverso Pontefice del Rinascimento che, come scrive Davide Banzato &ldquo;forse in cuor suo temeva ed era costretto a rispettare senza un intimo apprezzamento&rdquo;<br \/>\n\t<\/span><\/font><\/span><\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esposte in mostra a Padova, per la prima volta al pubblico e agli studiosi, due opere inedite del grande Cadorino, provenienti dal Regno Unito. 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