
{"id":18050,"date":"2011-10-31T09:11:41","date_gmt":"2011-10-31T07:11:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=18050"},"modified":"2011-10-31T09:11:41","modified_gmt":"2011-10-31T07:11:41","slug":"urbino-mostra-alfonso-leoni-casa-natale-di-raffaello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/18050\/arte\/urbino-mostra-alfonso-leoni-casa-natale-di-raffaello.html","title":{"rendered":"URBINO  Mostra ALFONSO LEONI Casa natale di Raffaello"},"content":{"rendered":"<p><font face=\"Century Gothic\"><font size=\"2\"><strong>Urbino <\/strong>torna a rendere omaggio all&rsquo;arte ceramica con una importante mostra retrospettiva dedicata ad <b>Alfonso Leoni <\/b>(Faenza 1941-1980), geniale ceramista e scultore faentino, che negli anni sessanta e settanta contribu&igrave; al rinnovamento della tradizione con opere avanzatissime per suo il tempo.<\/p>\n<p>\tOspitata dall&rsquo;<b>Accademia Raffaello<\/b> di Urbino e voluta da <b>Gian Carlo Bojani<\/b> e<b> Marta Leoni<\/b>, la mostra <b>&ldquo;Alfonso Leoni. Sentimenti del gioco&rdquo;<\/b> &egrave; allestita alla <b>Casa natale di Raffaello &ndash; Bottega Giovanni Santi<\/b>, dal <b>31 ottobre<\/b> al <b>27 novembre 2011.<\/b><\/p>\n<p>\tA cura di <b>Gian Carlo Bojani<\/b>, gi&agrave; direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza e conoscitore diretto dell&rsquo;arte di Leoni, l&rsquo;esposizione riunisce <b>novanta opere<\/b> straordinarie, provenienti dalla collezione della moglie dell&rsquo;artista e da collezioni private. Sono ceramiche, maioliche, sculture in bronzo e opere in carta, di cui <b>venticinque del tutto inedite <\/b>e presentate al pubblico per la prima volta, che esemplificano al meglio l&rsquo;audace e intensa, ma anche ludica, sfida alla materia di Alfonso Leoni.<\/p>\n<p>\tScomparso a soli 39 anni nel 1980, Leoni ha vissuto sempre intensamente la sua arte e non ha mai smesso di sperimentare e rinnovarsi, a partire dalle prime esperienze all&rsquo;Istituto d&rsquo;Arte per la Ceramica G. Ballardini di Faenza, dove viene subito riconosciuto come talento dallo scultore <b>Angelo Biancini <\/b>che ne coglie l&rsquo;abilit&agrave; eppure la vena trasgressiva e personale. Leoni diventa a sua volta insegnante di &ldquo;Plastica&rdquo; presso l&rsquo;istituto faentino, dal 1961.<\/p>\n<p>\t<b>LA MOSTRA<\/b><\/p>\n<p>\tLa bella mostra di Urbino presenta un&rsquo;antologia di capolavori, divisi per soggetti: i lavori &ldquo;ceramico-meccanici&rdquo; degli anni sessanta ovvero i misteriosi <b>&ldquo;ciotoloni&rdquo;<\/b> (1968-1980) che il giornalista <b>Renzo Biason<\/b> definiva <i>&ldquo;orologi privi di coperchio, dentro alla cui cassa si vedono rotelle muoversi e pulsare come un cuore segreto &hellip;&rdquo;<\/i>, i <b>&ldquo;carrarmati&rdquo; <\/b>(1964-1980) miniaturizzati, in sintonia con le coeve armi-giocattolo di <b>Pino Pascali,<\/b> i <b>&ldquo;geometrici&rdquo;<\/b> (1968) e i <b>&ldquo;traforati&rdquo; <\/b>(1967-70) in maiolica, le <b>composizioni optical <\/b>(1965) realizzate con carta e le sperimentazioni con <b>carta ripiegata<\/b>, che gi&agrave; fanno presagire la svolta concettuale degli anni settanta.<\/p>\n<p>\tIl periodo concettuale vede Leoni abbandonare l&rsquo;opera-oggetto per arrivare ad un contenuto mentale del suo lavoro. Attratto dalle molteplici possibilit&agrave; dei materiali, sperimenta altres&igrave; i procedimenti industriali come lo stampo, da cui ottiene le note <b>&ldquo;torsioni&rdquo;<\/b> (dal 1974) <small>in maiolica vivacemente colorata<\/small><\/font><\/font><font face=\"Century Gothic\"><font size=\"2\"><small>, e la trafila o <i>boudineuse <\/i>con cui crea i <b>&ldquo;flussi&rdquo;<\/b> (1972-1980) e i <b>&ldquo;piegati&rdquo; <\/b>(1975-80), pi&ugrave; noti come il <b>&ldquo;Pugno di Leoni&rdquo;<\/b>, da ammirare in mostra in vari esemplari inediti, tra i quali una maiolica trafilata, smaltata in bruno d&#39;orato del 1972 circa, assemblata postuma sul suo piedistallo e mai esposta prima. <br \/>\n\t<i>&ldquo;Esibizioni materiche in termini di plasticit&agrave; pura&rdquo;<\/i>, cos&igrave; le definiva<b> Enrico Crispolti <\/b>che vedeva in Leoni <i>&ldquo;&hellip; una sorta di volont&agrave; di azzerare l&rsquo;immagine sul portato dello strumento impiegato, evidenziandolo poi con un colore monocromo squizzante e assoluto&rdquo;<\/i>. Serie a cui appartengono anche i <i>Pugni <\/i>del 1973 per il nuovo stabilimento delle Maioliche Faentine di Ercole Baldini, eseguiti con 5 tonalit&agrave; di nero in mille esemplari, plasmati uno per uno.<\/p>\n<p>\tCompletano l&rsquo;esposizione un gruppo di <b>quadri<\/b> (1964-1970), collegabili in buona parte ai &ldquo;ciotoloni&rdquo;, i <b>&ldquo;bronzetti&rdquo;<\/b> (1970-1971), le <b>&ldquo;porcellane&rdquo; <\/b>(1977-80), assemblaggi di frammenti e scarti di lavorazione delle stoviglie del periodo di progettazione alla Villeroy&nbsp; e Boch in Germania, veri e propri ready-made sulla memoria di oggetti funzionali, e le ultime <b>&ldquo;terrecotte&rdquo;<\/b> del 1980 accanto alla <b><i>Piet&agrave;<\/i><\/b> del marzo 1980.<\/p>\n<p>\t<b>LA RICERCA ARTISTICA<\/b><\/p>\n<p>\tUna ricerca all&rsquo;avanguardia quella di Leoni e in stretto contatto con gli esiti dell&rsquo;arte contemporanea, a partire dagli stupefacenti lavori degli anni sessanta in carta, d&rsquo;impronta optical, e dalle sculture metalliche di piccolo formato con sovrapposizione di piani e giochi di pieno e vuoto, in sintonia con i lavori dei Basaldella, di Franco Garelli e pi&ugrave; in generale del &lsquo;nouveau r&eacute;alisme&rsquo; che da Milano iniziava a diffondersi tramite Pierre Restany .<br \/>\n\t<i>&ldquo;Ritengo tuttavia <\/i>&ndash; spiega il curatore <b>Gian Carlo Bojani <\/b>&#8211; <i>che la somma manipolazione dell&rsquo;argilla, Leoni la trovasse con l&rsquo;adozione della trafila, un mezzo meccanico ma straordinariamente duttile nell&rsquo;offrire alla mano dell&rsquo;artista l&rsquo;elaborazioni migliori e mature come: i flussi, le torsioni, i traforati e i geometrici, i cosiddetti ciotoloni ripieni di &lsquo;ratatouilles&rsquo;, memorie dell&rsquo;infanzia dove si esprimono al meglio i sentimenti del gioco, nel riporre e comporre e sfidare la fragilit&agrave; di tanti giochi o parti di giochi della memoria, meccanismi smontati e rimontati, come sono soliti fare i bambini&rdquo;. <\/i>Opere certamente in sintonia con gli assemblages di Jean Tinguely, C&eacute;sar, Arman, Daniel Spoerri, Joseph Cornell.<\/p>\n<p>\tLeoni era per altro polemico e irriverente nei confronti di ogni codificazione ideologica e artistica. Contestava le regole del celebre Premio Faenza e nel 1974, quando la commissione giudicatrice ammette all&rsquo;esposizione del Concorso solo parte di un suo lavoro pi&ugrave; complesso, decide di non mostrare al pubblico le opere nascondendole sotto un telo bianco. Due anni dopo, la performance al Museo di Faenza, in cui rompeva, con valenza fortemente metaforico\/simbolica, i suoi pezzi per assemblarli in una palla di argilla informe, e la vincita del <b>Premio Faenza 1976<\/b> con <b><i>Composizione di due vetrine &quot;archeologiche&quot;<\/i><\/b>, contenenti frammenti di ceramica e medaglioni cimiteriali con immagini della storia dell&rsquo;arte.<\/p>\n<p>\tNel filmato del 1976 <b><i>&ldquo;Terra Viva. Scultura ceramica italiana negli anni settanta<\/i><\/b>&rdquo;, del regista <b>Aldebrando De Vero<\/b> e a cura di <b>Enrico Crispolti<\/b>, veniva documentata la performance al Museo di Faenza, accanto agli esiti di altri artisti del tempo: Federico Bonaldi, Nino Caruso, Candido Fior, Nedda Guidi, Pompeo Pianezzola, Alessio Tasca, Nanni Valentini e il faentino Carlo Zauli; ma l&rsquo;unico a sovvertire, a mettere in discussione, l&rsquo;opus ceramico era Alfonso Leoni che ardiva ad una azione molto ardua, quella concettuale appunto, non consona di per s&eacute; &ndash; per il carattere hard &#8211; alla ceramica.<\/p>\n<p>\tLeoni voleva dimostrare che la ceramica pu&ograve; essere altro dall&rsquo;oggetto smaltato e aveva maturato la grande ambizione di fare della terra un linguaggio. Alimentato dal clima di rottura di quegli anni, sperimentava materiali e tecniche compositive, per creare nuovi cortocircuiti di senso ma soprattutto anticipava l&rsquo;aria di cambiamento che negli anni ottanta avrebbe generato un pubblico &ldquo;indeciso a tutto&rdquo;, sostenendo che non possono esistere concetti di bellezza o bruttezza, ma semplicemente il &ldquo;dubbioso&rdquo; e che andare oltre il semplice &ldquo;bello&rdquo; voleva dire cogliere la vita nelle sue contraddizioni, nella sua crudezza, nella sua realt&agrave;.<br \/>\n\t<i>&ldquo;<b>Ricerca. <\/b>In questa parola <\/i>&ndash; dichiarava <b>Leoni<\/b> &#8211; <i>si pu&ograve; sintetizzare tutto il mio modo di far ceramiche. Una delle cause che mi ha spinto lontano dalla tradizione fatta di bei vasi panciuti, gocciolanti smalti preziosi e di statuine deliziose, &egrave; stata la presa di coscienza della preziosit&agrave; del materiale &hellip; &rdquo;<\/i>. Ma non bisogna incantarsi alla piacevolezza che esso emana, bens&igrave; usarlo e tentarne nuove espressivit&agrave;, fino a saggiarne i limiti e a sviscerarne ogni possibilit&agrave;.<br \/>\n\tLeoni cercava il senso dell&rsquo;uomo negli oggetti quotidiani e nelle piccole cose al fine di migliorare le condizioni di vita e la condivisione con gli altri. Da qui il suo avvicinamento al disegno industriale.<\/p>\n<p>\tDal 1977, con la collaborazione alla <b>Villeroy e Boch<\/b>, inizia ad assaporare i vantaggi di una posizione di successo. Realizza tre collezioni di valore internazionale, garantite nella produzione per dieci anni e iniziano per lui le collaborazioni e le mostre all&rsquo;estero, in Giappone, in Belgio, in Canada, in Inghilterra. Nel 1979 si ammala precocemente, ma non cessa, neppure per un istante, di pensare al proprio lavoro.<\/p>\n<p>\tDotato di una grande fertilit&agrave; intellettuale e di una versatilit&agrave; straordinaria, dallo stupore dell&rsquo;infanzia, all&rsquo;intelligenza della ricerca, alla curiosit&agrave; dell&rsquo;ignoto, in un ventennio Alfonso Leoni ha lasciato opere di eccezionale vitalit&agrave;.<\/p>\n<p>\tA distanza di un decennio dalla grande antologica del 1993 curata da <b>Andrea Emiliani<\/b>, in concomitanza con il 48&deg; Concorso Internazionale della Ceramica d&#39;Arte di Faenza, la mostra alla <b>Casa Natale di Raffaello <\/b>a<b> Urbino<\/b> &egrave; l&rsquo;occasione per riscoprire il genio e la felice produzione di un artista che si annovera tra i pi&ugrave; interessanti del XX secolo. <\/p>\n<p>\tAlfonso Leoni &egrave; inoltre presente tra gli artisti documentati nella mostra <b>&#39;&#39;Il Futuro nelle Mani Artieri Domani&#39;&#39;<\/b>, a cura di Enzo Biffi Gentili, in corso fino al <b>20 novembre 2011 <\/b>alle<b> Officine Grandi Riparazioni <\/b>di<b> Torino<\/b>.<\/p>\n<p>\tInfine, la piccola ma preziosa mostra <b>&ldquo;Alfonso Leoni &#8211; Disegni&rdquo;<\/b>, a cura di <b>Antonella Ravagli,<\/b> alla <b>Bottega Bertaccini &#8211; Libri e Arte<\/b> (Corso Garibaldi,&nbsp; 4 &ndash; <b>Faenza<\/b>) per la prima volta presenta al pubblico opere grafiche realizzate dall&rsquo;artista nel corso degli anni sessanta (<b>15 ottobre &#8211; 30 novembre 2011<\/b> | orari 10 &ndash; 13 \/ 15,30 &#8211; 19,30 chiuso domenica e luned&igrave; mattina | info T 0546 681712). <\/small> <\/p>\n<style>\n.ExternalClass p.ecxMsoNormal, .ExternalClass li.ecxMsoNormal, .ExternalClass div.ecxMsoNormal\n{margin-bottom:.0001pt;font-size:11.0pt;font-family:\"Calibri\",\"sans-serif\";}\n.ExternalClass .ecxMsoChpDefault\n{font-size:10.0pt;}\n@page WordSection1\n{size:612.0pt 792.0pt;}\n.ExternalClass div.ecxWordSection1\n{page:WordSection1;}<\/p>\n<\/style>\n<p> <\/font><\/font><small><\/p>\n<p>\t<font face=\"Century Gothic\"><font size=\"2\"><b>Le opere di Alfonso Leoni si trovano:<br \/>\n\t<\/b>al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, alla Galleria Nazionale d&rsquo;Arte Moderna di Valle Giulia a Roma, al Museo d&rsquo;Arte Moderna di Kyoto (Giappone), al Centro di Ricerche &ldquo;Pio Manz&ugrave;&rdquo; a Verucchio (RN), nella Collezione Cidonio a Marina di Pietrasanta (LU), all&rsquo;Universit&agrave; di Bologna presso la Facolt&agrave; di Matematica, all&rsquo;Ospedale Civile di Faenza, al Santuario di Ges&ugrave; Bambino di Praga ad Arenzano (GE), alle sedi provinciali INPS di Roma e di Verona, all&#39;Ospedale Civile di Codigoro (FE), arredo urbano ad Alfonsine (RA), arredo urbano a Bagnacavallo (RA), nel Cimitero dell&#39;Osservanza di Faenza, e in varie collezioni pubbliche e private in America, Inghilterra, Sud Africa, Francia, Germania, Polonia, Russia, Giappone, Belgio, Canada, Italia.<br \/>\n\t<\/font><\/font><\/small> <\/p>\n<style>\n.ExternalClass p.ecxMsoNormal, .ExternalClass li.ecxMsoNormal, .ExternalClass div.ecxMsoNormal\n{margin-bottom:.0001pt;text-autospace:ideograph-other;font-size:12.0pt;font-family:\"Times New Roman\",\"serif\";}\n.ExternalClass p.ecxStandard, .ExternalClass li.ecxStandard, .ExternalClass div.ecxStandard\n{margin-bottom:.0001pt;text-autospace:ideograph-other;font-size:12.0pt;font-family:\"Times New Roman\",\"serif\";}\n.ExternalClass .ecxMsoChpDefault\n{font-size:12.0pt;}\n.ExternalClass .ecxMsoPapDefault\n{text-autospace:ideograph-other;}\n@page WordSection1\n{size:595.25pt 841.85pt;}\n.ExternalClass div.ecxWordSection1\n{page:WordSection1;}<\/p>\n<\/style>\n<p class=\"ecxStandard\"><span style=\"color: black\"><br \/>\n\t<\/span><\/p>\n<p><font face=\"Century Gothic\"><small><b><font size=\"2\">ALFONSO LEONI<br \/>\n\tSentimenti del gioco<\/p>\n<p>\tCasa natale di Raffaello &#8211; Bottega Giovanni Santi<br \/>\n\tVia Raffaello, 57 | 61029 Urbino (PU)<\/p>\n<p>\t31 ottobre &ndash; 27 novembre 2011<\/p>\n<p>\tOrari<br \/>\n\tluned&igrave; 31 ottobre &gt;&nbsp; 9,00 &#8211; 12,30 \/ 15,00 &#8211; 18,30<br \/>\n\tdal 1&deg; novembre &gt; luned&igrave; &ndash; sabato 9,00 &ndash; 14,00 \/ domenica e festivi &gt; 10,00 &#8211; 13,00<\/p>\n<p>\tIngresso gratuito<\/p>\n<p>\tInformazioni &gt; Casa natale di Raffaello &#8211; Museo T 0722 320105<\/p>\n<p>\tMostra e catalogo a cura di &gt; Gian Carlo Bojani<\/font><\/p>\n<p>\t<\/b><\/small><\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Urbino torna a rendere omaggio all&rsquo;arte ceramica con una importante mostra retrospettiva dedicata ad Alfonso Leoni (Faenza 1941-1980), geniale ceramista e scultore faentino, che negli anni sessanta e settanta contribu&igrave; al rinnovamento della tradizione con opere avanzatissime per suo il tempo. 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