
{"id":1012,"date":"2009-09-24T00:45:12","date_gmt":"2009-09-23T22:45:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gdapress.it\/it\/?p=1012"},"modified":"2009-09-24T00:45:12","modified_gmt":"2009-09-23T22:45:12","slug":"spot-2-a-piece-of-my-art-di-roberto-amoroso-al-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/1012\/arte\/spot-2-a-piece-of-my-art-di-roberto-amoroso-al-madre.html","title":{"rendered":"SPOT 2: A piece of my art di Roberto Amoroso al MADRE"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"Normal\">IL MADRE PRESENTA<br \/> SPOT 2: A piece of my art<br \/> a cura di Adriana Rispoli| Eugenio Viola<br \/> Project Room 24 settembre &ndash; 12 ottobre 2009<br \/> Inaugurazione gioved&igrave; 24 settembre ore 19:00<\/p>\n<p> Gioved&igrave; 24 settembre alle ore 19.00 inaugura A piece of my Art, installazione site-specific di Roberto Amoroso, seconda mostra della serie SPOT nella Project Room del Museo Madre.<\/p>\n<p> SPOT &egrave; un progetto che si sviluppa attraverso un ciclo di mostre dedicato ai giovani artisti napoletani alle prime esperienze espositive che si alternano a quelle della serie TRANSIT, di cui la seconda tappa recentemente conclusasi ha riaperto il 9 settembre negli spazi di PiST come evento collaterale della XI Biennale di Istanbul.<\/p>\n<p> SPOT nasce con l&rsquo;obiettivo di accendere i riflettori per brevi periodi su uno scenario spesso ancora sommerso e trasversale, per favorire una maggiore osmosi tra il museo e il territorio in ossequio alla mission della Project Room che si connota ulteriormente come laboratorio sperimentale di idee, proposte e ipotesi progettuali.<\/p>\n<p> L&rsquo;installazione gioca su due livelli: uno materico, l&rsquo;altro metaforico. La Project Room &egrave; completamente rivestita da un wall-paper che introduce il visitatore in una dimensione metamorfica: una serie di ibridi umano\/animale emerge dalle pareti. L&rsquo;intera architettura compositiva assume un aspetto visionario: gli esseri inquietanti che la abitano sembrano bloccati nell&rsquo;attimo prima di rovinare al suolo.<\/p>\n<p> Il lavoro di Amoroso &egrave; caratterizzato dalla reinterpretazione di stimoli culturali eterogenei. I riferimenti iconografici desunti sia dalla storia dell&rsquo;arte &#8211; le rappresentazioni delle gigantomachie e la postura della statuaria classica &#8211; che dalle riviste patinate di moda si fondono agli spunti teorici: teriomorfismo (ibridazione uomo\/animale) e cyborg (ibridazione uomo\/macchina), sono cifre dialettiche e stilistiche tipiche della sensibilit&agrave; del Post-Human. La matericit&agrave; dell&rsquo;installazione &egrave; contraddetta dalla performance dell&rsquo;artista che per l&rsquo;intera durata della mostra, armato di personal computer, &ldquo;dona&rdquo; una piccola porzione dell&rsquo;opera a tutti i visitatori muniti di chiavetta usb che feticisticamente possono cos&igrave; impadronirsene e riprodurla a piacimento.<\/p>\n<p> L&rsquo;azione performativa chiarifica il gioco di parole che d&agrave; il titolo alla mostra, preso in prestito da una famosa canzone di Janis Joplin: Piece of my Heart, quasi a suggerire ironicamente l&rsquo;equivalenza un pezzo del mio cuore \/ un pezzo della mia arte, un gesto che con l&rsquo;ausilio tecnologico da simbolico diventa letterale. Un ulteriore arricchimento di senso &egrave; dato dal sonoro dell&rsquo;installazione: la canzone originale &egrave; sottoposta al processo di scomposizione tipico del download analogamente a quanto subisce l&rsquo;opera attraverso la performance. L&rsquo;audio deframmentato &egrave; ridotto ad una sequenza di sonorit&agrave; noise.<\/p>\n<p> A piece of my Art &egrave; una installazione sinestetica, emblematica del passaggio dall&rsquo;opera d&rsquo;arte nell&rsquo;epoca della sua riproducibilit&agrave; tecnica a quello dell&rsquo;opera d&rsquo;arte nell&rsquo;epoca della sua riproducibilit&agrave; digitale, dove l&rsquo;artista si esprime come forma de-soggettivata mentre l&rsquo;opera tende a manifestarsi come prodotto impersonale e dispositivo di comunicazione de-realizzato che rende sempre pi&ugrave; evanescenti la nozione di diritto d&rsquo;autore.<\/p>\n<p> Roberto Amoroso &egrave; nato a Napoli (1979) dove vive e lavora. A piece of my Art &egrave; la sua prima mostra personale.<\/p>\n<p> L&rsquo;artista, oltre alla serata inaugurale, sar&agrave; presente il luned&igrave;, il mercoled&igrave; e il venerd&igrave; dalle 17 alle 19 per &ldquo;donare&rdquo; una piccola porzione dell&rsquo;opera a tutti i visitatori muniti di chiavetta USB<\/p>\n<p> INFORMAZIONI<\/p>\n<p> Ufficio Stampa MADRE<\/p>\n<p> Costanza Pellegrini, Juliana Fisichella: +39 081 19978024 &ndash; fax: +39 081 19978026 e-mail: pellegrini@museomadre.it<\/p>\n<p> Electa<\/p>\n<p> Ilaria Maggi: +39 02 21563250 &ndash; fax: + 39 0221563314 e-mail: imaggi@mondadori.it<\/p>\n<p> Carolina Perreca: + 390814297435 fax: +39 081 4297433 e-mail: comunicazione.napoli.electa@mondadori.it<\/p>\n<p> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL MADRE PRESENTA SPOT 2: A piece of my art a cura di Adriana Rispoli| Eugenio Viola Project Room 24 settembre &ndash; 12 ottobre 2009 Inaugurazione gioved&igrave; 24 settembre ore 19:00 Gioved&igrave; 24 settembre alle ore 19.00 inaugura A piece of my Art, installazione site-specific di Roberto Amoroso, seconda mostra della serie SPOT nella Project &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/1012\/arte\/spot-2-a-piece-of-my-art-di-roberto-amoroso-al-madre.html\" class=\"more-link\">Read more <span class=\"screen-reader-text\">SPOT 2: A piece of my art di Roberto Amoroso al MADRE<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-1012","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1012","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1012"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1012\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1012"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1012"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gdapress.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1012"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}