Lorenzelli Arte Serge Attukwei Clottey

Serge Attukwei Clottey (1985)

Sometime in your life

12 ottobre – 31dicembre

testo critico di Kristen Windmuller-Luna (curatore del dipartimento di Arte Africana del Brooklyn Museum di New York)

catalogo in collaborazione con 1957 Gallery (Ghana)

Lorenzelli Arte riprende la propria stagione espositiva con la mostra

Sometime in your life dell’artista ghanese Serge Attukwei Clottey

che sarà inaugurata venerdì 11 ottobre e aperta al pubblico sino a martedì 31 dicembre.

 

Nato ad Accra, dove vive e lavora, nel 1985, Serge Attukwei Clottey è conosciuto a livello internazionale per le sue partecipazioni a numerose occasioni espositive in Europa e negli Stati Uniti, ultima delle quali al quartier generale di Facebook a San Francisco nel 2018, dove ha realizzato la monumentale installazione dell’opera Kusum Gboo Ga (La tradizione non muore mai).

La mostra Sometime in your life che apre il prossimo 11 ottobre da Lorenzelli Arte propone una serie di opere realizzate apposta per l’occasione e fornisce uno spaccato delle nuove tendenze e delle sfide che affrontano gli artisti africani contemporanei per capire il contesto in cui nascono questi lavori, ovvero il panorama culturale, sociale ed economico da cui provengono.

Centrale nel lavoro di Clottey è il dialogo con la storia culturale e politica del suo paese, il Ghana. Le opere esposte, enormi tappeti, costituiti da tessere di plastica gialla unite fra loro da fili di rame, sono realizzate utilizzando le taniche gialle che l’artista, insieme al suo collettivo, ha raccolto per le strade e le spiagge di Accra. Questi contenitori, i gallons, furono portate dall’Europa durante l’era coloniale e costituiscono un immenso problema ecologico in Ghana, dove esistono poche iniziative per lo smaltimento e il riciclaggio. Conosciuti come galloni ‘Kufuor’ – da John Kufuor, il secondo presidente della Quarta Repubblica del Ghana – queste taniche sono storicamente legate a gravi carenze idriche ad Accra.

I ‘gallons’ vennero portati in Ghana dall’occidente, dall’Europa principalmente, come contenitori per olio da cucina o benzina, e furono quindi riutilizzati dalla popolazione ghanese per conservare acqua e far fronte al grave problema della siccità. Attukwei, mosso dall’obiettivo di restituire alla zona di provenienza un oggetto con una forma ma soprattutto con un valore diverso, iniziò a reinventare la finalità di questi oggetti come concetto fondante di un movimento artistico che chiamò Afrogallonism, che si può definire un riuscito esperimento di giustizia ambientale e sociale.

L’idea dell’Afrogallonism è quindi quella di cambiare la forma di un oggetto, diventato simbolico per la popolazione e che rappresenta un grandissimo problema per il suo paese, attraverso un concetto artistico che esplora la relazione tra l’oggetto stesso e il consumo e le necessità per la vita dell’Africa moderna.

Attukwei trasforma il rifiuto in arte, attraverso materiale facilmente disponibile e a fortissima valenza politica, indagando la potente rappresentatività degli oggetti di uso comune e quotidiano ed esplorando narrazioni personali e politiche profondamente radicate in storie di scambi e di migrazioni.

Le sue opere, che tradiscono il legame con la tradizione tessile africana del Kente, sono arditi assemblaggi che esplorano i linguaggi della forma e dell’astrazione con le quali eleva il materiale ad un potente simbolo del sistema economico, del commercio e del riutilizzo, ma anche della globalizzazione e del ruolo del Ghana in questo contesto.

L’artista ghanese utilizza i galloni tagliandoli in frammenti per ridurne il volume e quindi crea questo processo di tessitura nel quale fonde diverse storie, i galloni provengono da persone diverse e da diverse parti del paese. Ogni tessera di plastica ha tonalità di giallo diversa per la differente provenienza geografica, per il contenuto originario (benzina o olio) o a causa dell’età dei barili. “Quando unisco le tessere attraverso il processo artistico cambia la forma, cambia il valore e cambia la percezione della gente nel considerare la plastica”. Le tessere riportano anche i segni che servivano al riconoscimento dei galloni da parte dei proprietari oppure i codici a barre che creano una sorta di tessuto mimetico o i caratteri cinesi, indicativi di nuovi riferimenti di potere in Ghana.

Attukwei ripropone le taniche anche per creare maschere ossessionanti, murales e installazioni di arte pubblica. Fondamentale per lui è la nozione di performance come attività quotidiana non solo perché, insieme al suo collettivo GoLokal, si esibisce spesso a fianco delle installazioni, coinvolgendo la sua comunità nel dialogo su temi di giustizia economica, ambientale e sociale, ma anche per le modalità di approccio al lavoro, alla semplice ricerca del materiale: “Abbiamo un modo molto interessante di lavorare, specialmente quando andiamo alla discarica, ci vestiamo come donne e questo è il motivo per cui tante donne raccolgono i galloni per me perché vedono che sono in grado di tradurlo in un’idea visiva a beneficio della comunità attraverso la creazione di posti di lavoro per il commerciare questi oggetti. 

WWW.LORENZELLIARTE.COM – CORSO BUENOS AIRES 2 – 20124 – MILANO
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