Presentazione di Il treno del bel canto, il disastro ferroviario di Grassano di Gianni Maragno

Il volume Il treno del bel canto, il disastro ferroviario di Grassano del 1888 sarà presentato il giorno 10 maggio 2019 ore 15,30 presso la Biblioteca della Fondazione Cesare Pozzo in Via San Gregorio 48 a Milano, introduzione a cura del Presidente Stefano Maggi. 

Il libro narra la storia dell’incidente avvenuto nel 1888 a Grassano sulla linea Potenza-Metaponto del treno 269 sul quale viaggiava una Compagnia del bel canto diretta a Corfù…………………

A 130 anni dal disastro ferroviario di Grassano Gianni Maragno  ci ricorda la vicenda giudiziaria legata al disastro ferroviario:

Nelle giornate del FAI del 14 e 15 giugno dell’anno passato ho avuto l’opportunità di visitare il Palazzo Edison, in precedenza sede della Società Italiana per le Strade Ferrate del Mediterraneo, collocato in Foro Bonaparte, una delle zone più eleganti di Milano, di fronte alla Stazione Ferroviaria “Cadorna”. Proprio questo straordinario edificio avevo descritto nel volume Il treno del bel canto, da me curato per analizzare il disastro ferroviario di Grassano del 1888. I lavori per la costruzione del Palazzo, progettato dall’Arch. Enrico Combi. ebbero inizio nel maggio del 1891, quando a Potenza operava un Pubblico Ministero di nome Francesco Saverio Borrelli (nonno del più noto Procuratore Capo dell’inchiesta “Mani pulite”) durante il processo di primo grado contro quelle stesse Ferrovie del Mediterraneo, imputate di aver causato il disastro ferroviario di Grassano, nel quale persero la vita 20 persone e ben 56 rimasero ferite gravemente.

Nel corso di quel procedimento i parenti delle vittime si videro riconosciuti i loro diritti al risarcimento con la condanna delle Ferrovie, ma queste richiesero ed ottennero il trasferimento del processo a Bologna, dove era in costruzione il nodo ferroviario più importante del Paese e dove il verdetto di primo grado venne totalmente ribaltato, per venire confermato soltanto in Cassazione. Si trattò di una pagina non proprio esaltante per la giustizia italiana, vanamente attenuata dalla Ragion di Stato, nel timore che le ferrovie soccombessero nel processo, provocando un fallimento e pregiudicando per sempre lo sviluppo del sistema dei trasporti del Belpaese. Motivazione, quest’ultima, smentita proprio dalla contestuale costruzione della nuova sede che l’Amministrazione della Società Italiana per le Strade Ferrate del Mediterraneo, volle attuare […] Presente il concetto che il nuovo fabbricato doveva sorgere con una razionale grandiosità di stile, senza eccedere quei limiti che un’azienda industriale non deve mai perdere di vista […].

Si dava avvio a quel fenomeno tipicamente italico di lasciare impuniti i responsabili di disastri e stragi che ancora oggi segna una delle più pesanti limitazioni della Giustizia.

A capo della Società Italiana per azioni delle Strade Ferrate del Mediterraneo, vi era il conte Pietro Bastogi, per il quale era stata introdotta anni prima la legge sul conflitto di interessi. Il conte Bastogi, prima ministro e poi deputato, non poté più candidarsi, ma, in cambio, riconfermò le sue posizioni di potere con la partecipazione alla Società Ferroviaria del capitale finanziario di gran parte dei paesi europei e americani. Questa situazione indusse il governo italiano a sottrarre ai privati la gestione della rete ferroviaria, perché in caso di conflitto non era ammissibile che stranieri nemici potessero gestire l’assett strategico, dei trasporti ferroviari. Fu così che mentre il Barone Rotschild del ramo austriaco Presidente delle ferrovie per l’alta Italia veniva liquidato e costretto ad abbandonare il Belpaese, il Conte Bastogi grazie ai poteri forti venne gratificato con la gestione della tratta Umbertide – Terni e con le Ferrovie Calabro Lucane. Quest’ultime sono e continuano ad essere un ostacolo per lo sviluppo delle aree in cui operano. A farne le spese in modo particolare il territorio materano e soprattutto il capoluogo di provincia, a tutt’oggi non ancora allacciato alla rete ferroviaria nazionale. Pur godendo del riconoscimento di Capitale Europea della Cultura per l’anno in corso, Matera non è dotata di nessuno standard né di capitale europea e nemmeno di provincia europea, non avendo ferrovia, autostrada, aeroporto. Questo ne pregiudica lo sviluppo, limitandone fortemente la possibilità di competere con le altre realtà fornite di tali infrastrutture. Inoltre la perdurante e inefficiente presenza delle Ferrovie Appulo-Lucane pregiudica la possibilità di un collegamento diretto tramite Ferrovia Nazionale in direzione Bari, sede di istituzioni e polo di riferimento, con il quale esistono affinità e interessi commerciali, culturali e turistici.

 

 

Gianni Maragno è nato a Matera; si è laureato in Scienze Politiche. Ha maturato esperienze professionali e lavorative nell’ambito delle telecomunicazioni e della finanza. È titolare di un laboratorio multimediale, volto al recupero della storia dimenticata e alla valorizzazione del patrimonio culturale di Matera e del suo territorio. Ha fondato il Comitato difesa Consumatori di Basilicata, oggi Altroconsumo, dal quale è scaturito il comitato per la ferroviaa Matera. Ha pubblicato “L’anarchia estetica” – Il Monaco Bianco – Storia di un “rivoluzionario mancato”, Potenza, Editricermes, 2011. Fra le sue produzioni alcuni film cortometraggi che hanno ricevuto riconoscimenti dalla critica. Ha redatto la sceneggiatura di un lungometraggio sul Monaco Bianco, presentata in occasione del Festival del cinema di Venezia del 2007. Ha pubblicato su quotidiani e periodici nazionali contributi sulla storia locale.

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