FlashBack fotografia di sperimentazione italiana 1960-2016

1 Pina Inferrera - RERUM NATURA 2012 - stampa lambda sotto plexiglas -cm 100x70-

Mostra  Flashback, fotografia di sperimentazione italiana 1960 -2016

A cura di Sabrina Raffaghello e Roberto Mutti

Dal 14 luglio al 28 agosto 2016

Vernice 14 luglio 2016 h.18

Performance : Grace Zanotto Non più fango ma terra cruda | ore 20

Orari: dal Lunedì al venerdì  11-13 e 15-19   sabato e domenica 11-19

Biglietto: 5€ ridotto 4€

Ideazione : SR  Arte Contemporanea , info@sabrinaraffaghello.com

Catalogo : S.Raffaghello  R.Mutti

FlashBack fotografia di sperimentazione italiana 1960-2016
€30 ed.Gli Alberi

La Mostra

Un percorso nella fotografia italiana degli ultimi 50 anni raccontata attraverso le opere di autori che hanno sperimentato la fotografia contribuendo all’evoluzione di un linguaggio divenuto oggi parte essenziale del nostro sistema di comunicazione.

Artisti:

ANNI SESSANTA

ENRICO CATTANEO, ELIO CIOL, MARIO CRESCI, MARIO DE BIASI, MARIO GIACOMELLI, FRANCO GRIGNANI , NINO MIGLIORI,  FULVIO ROITER , LUIGI VERONESI

ANNI SETTANTA

OLIVO BARBIERI,  FRANCO FONTANA , MARIO LASALANDRA, UGO MULAS, MAURIZIO OSTI, SARENCO, ALDO TAGLIAFERO, MARIROSA TOSCANI BALLO,OLIVIERO TOSCANI, MICHELE ZAZA

ANNI OTTANTA

COSIMO DI LEO RICATTO, LUIGI ERBA, GIORGIO LOTTI, OCCHIOMAGICO,

ANNI NOVANTA

MARINA BALLO CHARMET, GIANNETTO BRAVI, FRANCO DONAGGIO, VITTORE FOSSATI, MAURIZIO GALIMBERTI, BARBARA LA RAGIONE, DAVIE MOSCONI,  VETTOR PISANI, PIETRO PRIVITERA

ANNI DUEMILA

ALESSANDRA BALDONI, LUCIANO BOBBA, ANDREA BOYER,  LUCA CAMPIGOTTO,GIANLUCA CHIODI, GIANNI COLOSIMO, ROBERTO COTRONEO, MATTEO FERRARI, GIANLUCA GIORDANO, PINA INFERRERA, PIERPAOLO KOSS, GIANCARLO MARCALI, ORIELLA MONTIN, PAOLO NOVELLI, IVAN PIANO, STEFANIA RICCI, ROSSELLA ROLI, EDOARDO ROMAGNOLI, LUCIANO ROMANO, GIOVANNI SESIA, ZANOTTO CHRISTIAN , ZANOTTO GRACE, ZONTA FABIO.

PROGETTO ESPOSITIVO  Premessa  :

Una premessa è indispensabile: questa non è una storia della fotografia di ricerca scientificamente esaustiva quindi l’esercizio della scoperta dei nomi che mancano (lo sappiamo bene, ce ne sono) è perfettamente inutile. Quello che proponiamo è, al contrario, una riflessione di ampio respiro che si sofferma su alcuni autori considerati come snodi significativi di un discorso di più ampio respiro al cui interno altri nomi e altre opere possono essere inserite. Non tanto e non solo per riflettere criticamente sul passato quanto per aprirsi a quello che già si coglie in luce nel presente e a quanto ci riserverà il futuro.

GLI ANNI SESSANTA

Non si può prescindere, iniziando il nostro percorso, dagli autori che negli anni precedenti hanno lavorato con coerenza e lungimiranza così da stabilire un ponte fra passato e futuro che abbiamo voluto sintetizzare nell’immagine simbolo del “Tuffatore” Nino Migliori proteso nel suo slancio. Ecco perché qui appaiono per un verso fotografi che hanno conferito al reportage i segni di un nuovo ritmo narrativo, per l’altro autori che si sono dedicati al paesaggio con una visione moderna figlia del rapporto con la fotografia americana e con le suggestioni dell’arte informale. Uno spazio ulteriore lo occupano poi quanti hanno operato in modo specifico sul linguaggio sia ribadendo il legame con la pittura e la grafica sia dando vita a colti percorsi originali tutti giocati sul metalinguaggio che avrebbero aperto una  nuova strada indicando le linee di una ricerca di grandi potenzialità espressive e concettuali.

GLI ANNI SETTANTA

Se il passaggio dagli anni Sessanta ai Settanta è stato caratterizzato da un acceso dibattito sulla fotografia “concerned” tutto vissuto, però, all’interno del mondo del fotoreportage, sono gli autori d’avanguardia (questo era il termine allora prevalentemente usato) a incarnare davvero l’impegno. Pur lavorando su un orizzonte espressivo rivolto a un élite intellettuale, hanno avuto la capacità di rivolgersi a un pubblico più ampio, quello formatosi grazie alla vivacità culturale del periodo, al nuovo ruolo giocato dai giovani e alla stagione dell’università di massa che avvicina l’Italia ai livelli formativi di altri paesi: alla fine degli anni Settanta gli iscritti sono un milione (il doppio rispetto al decennio precedente) di cui quasi la metà donne. La rivisitazione della fotografia classica sia nella sua chiave di linearità che riconosce il valore espressivo del lavoro professionale su commissione, sia in quella della sua valenza poetica immessa in atmosfere poetiche, si accompagna ad altri e altrettanto audaci percorsi. Sono quelli della scoperta delle potenzialità del supporto Polaroid su cui molti operano con estro creativo e dell’utilizzo dell’immagine in ambiti come quello della poesia visiva, dell’installazione, del rapporto sempre più stretto di creazioni artistiche di cui la fotografia non è più soltanto testimonianza ma elemento fondamentale che si fonde con le opere fino a diventarne elemento costitutivo.

GLI ANNI OTTANTA

Ora le atmosfere cambiano, nuove immagini attraversano un’epoca caratterizzata dallo sviluppo del consumismo e dell’importanza dell’apparire. In campo fotografico predomina il colore, che caratterizza ogni tipo di comunicazione – bisognerebbe ricordare al proposito l’importanza della cartellonistica che nuove tecniche di stampa rendono più imponente e l’avvento della televisione a colori – da quella pubblicitaria a quella della moda che può contare su autori fortemente inventivi come è stato sempre in evitabile in un settore in costante ricerca di innovazione. Sono caratteristiche che animano il migliore fotoreportage e che si ritrovano nelle ricerche sulla luce che animano una intera generazione di autori non giovanissimi e forse per questo pronti a una riflessione di grande spessore. L’oggetto è il paesaggio, uno dei grandi temi su cui si sono misurati i fotografi del passato finendo per fornirne un’immagine stereotipata e, talvolta, retorica. La necessità di rileggerlo in una chiave contemporanea ha portato a esiti di grande interesse che si sono distinti nettamente sia dalla Nuova Oggettività di matrice tedesca sia dal Dialectical Lanscape americano (dai quali peraltro sono stante talvolta espunte suggestioni), per far emergere uno stile personale marcatamente mediterraneo.

GLI ANNI NOVANTA

Se all’inizio del nostro percorso avevamo affermato la necessità di legare come imprescindibili gli anni Sessanta al decennio precedente dove già si trovavano i prodromi di quanto si sarebbe poi sviluppato, un discorso non dissimile va fatto ora che ci avviciniamo alla contemporaneità. In questa fase, infatti, il segno più evidente è costituito dalla scelta di finalizzare la fotografia a progetti decisamente vicini alle ricerche concettuali: non ci si accontenta più dell’aspetto più tradizionale di questo linguaggio (che pure continua a svilupparsi e con esiti più che positivi in altri campi lontani dalla ricerca) ma se ne fa emergere con più forza la valenza artistica. Lo si fa utilizzando le immagini in progetti inediti che sviluppano le potenzialità delle carte pronte a diventare sculture o a inserirsi come elementi importanti di installazioni, e delle pellicole (il recupero di vecchie stampe da accostare alle nuove, il mosaico Polaroid come rapporto fra immediatezza e progettualità) alla ricerca di un nuovo ruolo di fronte all’avanzata, sempre più travolgente, di quella che è stata giustamente definita la rivoluzione.

GLI ANNI DUEMILA

La contemporaneità è, per sua natura, difficile da definire perché in continuo divenire. Ciò è tanto più vero quando ci troviamo di fronte a un’epoca caratterizzata da un generalizzato soggettivismo che porta gli autori a seguire percorsi individuali così da rendere ardua l’individuazione di precise tendenze. Senza contare poi che sono sempre più numerosi coloro che misconoscono la peraltro nobilissima parola “fotografo” per autoproclamarsi “artisti” con il paradossale risultato di inflazionare quest’ultimo termine e ottenere il risultato opposto a quello perseguito. Che la fotografia di ricerca o d’avanguardia abbia una valenza artistica è, peraltro, innegabile anche se spetta alla critica certificarlo e inserirla nel più generale contesto culturale. Noi abbiamo qui provato a individuare alcune tendenze per avvicinare autori che operano più o meno consapevolmente in direzioni comuni: quanti rivisitano le Avanguardie Storiche, quanti prediligono la dimensione installativa, quanti operano sul senso geometrico dello spazio,  quanti concepiscono la fotografia come materia su cui intervenire con diversi tipi di contaminazione, quanti ne  recuperano il tradizionale aspetto formale per inserirla in progetti che aprono un rapporto dialettico con la realtà, quanti riflettono concettualmente sul metalinguaggio della visione. Questa è una proposta su cui si può e si deve dibattere: ognuno ha la possibilità, osservando le opere di questa sezione, di immaginare un proprio percorso per ribadire che la fotografia di ricerca è tale proprio perché sa suggerire intrecci, rimandi, analogie, per presentarsi complessivamente nella sua affascinante valenza di “opera aperta”.

Vernice 14 luglio 2016 h.18

Performance : Grace Zanotto Non più fango ma terra cruda | ore 20

Fare della TERRA la propria casa,

Fare la propria CASA in terra cruda.

La partenza per una nuova educazione alla vita collettiva, passa attraverso il punto di vista dell’arte che permette di vedere una nuova prospettiva: non più fango, ma architettura sostenibile ed integrazione sociale.

Lo sguardo dell’uomo orientato, ha portato a costruire con logiche funzionali solo al suo interesse, in totale conflitto con la natura. Il ciclo dell’acqua nel tempo si riprende gli spazi che gli sono propri, distruggendo ciò che lo invade.

La natura è rivoluzione: tutto si crea e tutto si distrugge per una nuova evoluzione.

Un nuovo inizio è possibile, ripartendo dall’auto-costruzione del sé, del proprio habitat e della socialità condivisa.

Un cencio che riveste tutto il corpo dona la libertà di viaggiare all’infinito dentro se stessi.

In lontanissimi tempi e nei remoti luoghi dove le tribù umane inventarono le religioni, vennero create delle maschere come ausilio all’espressione della spiritualità.

Nell’era delle migrazioni e della globalizzazione, emerge il bisogno di creare un mattone di terra cruda, su cui la Terra possa ribaltarsi e trovarvi fondamenta. Nasce l’esigenza di condividere le antiche tradizioni manuali, vocali e di costume per riconoscerci negli archetipi di comuni bisogni, per ricordarci di essere appartenenti ad un’unica specie vivente.

Le Super Burka Girl, regine del riscatto dalla sottomissione, assumono la responsabilità di accompagnare la rivoluzione per una realtà rigenerata. Poesie che provengono da ogni tempo e spazio del percorso dell’umanità vi invitano a celebrare il rituale alla vita, collaborando alla realizzazione di un nuovo tempio per una nuova idea di vita, che pone la Terra come luogo di condivisione dell’esistenza.

La performance è accompagnata da un video  realizzato da Roberto Marsella in cui un cubo nero su fondo nero esplode, per lasciare lo spazio ad una piramide gialla su fondo giallo destinata anch’essa ad esplodere..

Questo loop di forme e colori alternate ad esplosioni ci riporta nel ciclo di costruzione e distruzione delle civiltà umane, relativizzando il nostro piccolo tratto d’intersezione esistenziale nel grande flusso.

Il video è frutto del “Movimento Non Perdono” che utilizza la tecnica dell’esplosione come possibilità di nuova verginità, rifiutando il culto dell’arte per l’arte, a favore dell’arte come pratica diretta verso scopi sociali.

Performance multimediale: NON PIU’ FANGO, MA TERRA CRUDA

Un progetto SUPER BURKA GIRL di GRACE ZANOTTO

Performer : Alessandra Camera, David Zanotto e Grace Zanotto

Video proiezione : Roberto Marsella

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