Opera Il Ragazzo del Risciò Auditorium di Milano

04 07 10locandina concerto Milano

IL RAGAZZO DEL RISCIO’ NCPA – National Centre for the Performing Arts di Pechino

LA TOURNEE’ ITALIANA DELLA PIU’ FAMOSA OPERA LIRICA CINESE TORINO

MILANO – Auditorium di Milano – 26 settembre 2015 (concerto)

PARMA – Auditorium Paganini – 27 settembre 2015 (concerto) GENOVA – Teatro Carlo Felice – 30 settembre e 1 ottobre 2015

FIRENZE – Teatro dell’Opera – 4 e 5 ottobre 2015

Pagina FB ufficiale: h0ps://www.facebook.com/pages/Il-Ragazzo-del-Risciò/1637127563232899 Video Trailer ufficiale: https://youtu.be/UdMEEYAzpXk

Arriva in Italia per la prima volta “Il Ragazzo del Risciò”, la più famosa ed importante opera lirica cinese. La tournée toccherà le città di Torino, Milano, Parma, Genova e Firenze.

“Il Ragazzo del Risciò” è una delle opere commissionate dal NCPA ai migliori compositori cinesi contemporanei ed è stata presentata, in prima mondiale e con grandissimo successo, nel contesto del “NCPA Opera Festival” nel giugno 2014.

L’opera è tratta dal romanzo omonimo di Lao She, uno dei massimi rappresentanti della letteratura cinese moderna. Lao She, nella sua opera, esplora abilmente gli strumenti con i quali una società iniqua premia coloro che sono astuti e forti a scapito di chi invece è laborioso e privo di malizia. Il romanzo è considerato una pietra miliare della letteratura cinese del XX secolo e viene spesso interpretato come un atto d’accusa del vecchio regime. Ancora oggi esso è antologizzato nei libri di testo ed è ampiamente letto dalla popolazione.

La città di Pechino “sporca, bella, decadente, vivace, caotica…” è uno sfondo non casuale della narrazione e vibra di una vita che pare partecipare alle sofferenze degli umili: “L’unico amico che aveva era questa antica città.”

Il romanzo si riassume, in qualche misura, nel rapporto tra un tiratore di risciò (Xianzi) e il suo veicolo, con cui intrattiene un legame quasi viscerale: i due si muovono dentro un gigantesco affresco cupo e senza speranza. Il risciò è simbolo di anelata libertà ed è al contempo giogo crudele: il servo vuole affrancarsi dal proprio padrone ma, contemporaneamente, è in qualche modo vinto dall’oggetto del suo sogno, che si sposta sempre più lontano. Questo perché in una società dai rapporti così iniqui, ai miseri e deboli non è neanche consentito di sognare.

SINOSSI

Pechino all’inizio del XX secolo: migliaia di tiratori di risciò sono alle prese con la vita e la morte. Il lavoro è competitivo e duro. Xiangzi sogna soltanto di essere in grado di acquistare un bel risciò proprio e di essere un “tiratore di risciò libero”, non al soldo di un padrone come Liu Siye. La sorte si accanisce però duramente contro il giovane, che è destinato a rimanere tra i vinti senza speranza. La figlia del padrone, Huniu, donna ancora non maritata e in là con gli anni, secondo i criteri del tempo, essendo oramai trentasettenne, dai costumi facili e dal carattere arrogante e volitivo, ha messo gli occhi sul giovane Xiangzi. Lo seduce dopo averlo invitato a bere, contando sull’inesperienza e sulla timidezza del ragazzo. L’incidente lascia il giovane assai sconvolto, tanto da convincerlo a lasciare il suo lavoro. Verrà così accolto come tiratore dai Cao, una famiglia di intellettuali che lo tratta con affetto. Il suo sogno di acquistare il risciò pare più vicino, ma viene bruscamente interrotto da Huniu, che millanta di essere incinta. Il giovane non può che sposarla. Liu Siye, il padre della donna, accusa Xiangzi di mirare al patrimonio e invano tenta di dissuadere la figlia, definitivamente incapricciata del giovane. Quando i due si sposano, il padre di lei scompare nel nulla, lasciandoli in profonda miseria. Xiangzi e Huniu vivono quindi in uno squallido appartamento: la loro è un’esistenza senza affetto e senza futuro. La donna conduce una vita oziosa e disprezza profondamente il marito che si danna l’esistenza per riuscire a sopravvivere. Il vicino di casa, Erqiangzi, è a sua volta un tiratore di risciò che non riesce a sbarcare lunario e sta meditando di indurre alla prostituzione la propria figlia, Xiaofuzi. Xiangzi inizia così a provare una profonda compassione per la ragazza. Nel frattempo Huniu, poco abituata agli stenti, muore e Xiangzi si affeziona ancora più profondamente a Xiaofuzi. La povertà è tuttavia la loro nemica ed il padre di lei non consente al matrimonio. “Aspettami fino a quando ci riesco!” chiede Xiangzi alla giovane donna prima di partire per l’ennesimo tentativo di mettere insieme i soldi per comprare un proprio risciò. Ma la situazione della donna precipita e ormai disperata sceglie il suicidio. Quando Xiangzi tornerà per prenderla con sé, non potrà che constatarne la morte, avvenuta pochi istanti prima. Le ambizioni del giovane si frantumano definitivamente: passerà il resto dell’esistenza tra l’alcol ed il gioco d’azzardo.

IL TEAM CREATIVO L’AUTORE –

LAO SHE Lao She è lo pseudonimo dello scrittore cinese Shu Qingchun, nato a Pechino 1899 ed ivi morto suicida il 24 agosto 1966. Il suo suicidio è uno degli eventi drammatici che marcano l’inizio della cosiddetta Rivoluzione Culturale. Di famiglia mancese, dopo la laurea presso la Scuola Normale Superiore, si avviò alla carriera dell’insegnamento. Tra il 1924 e il 1929 soggiornò a Londra e presso la University of London tenne corsi sulla narrativa cinese classica e approfondì lo studio della letteratura inglese. Rientrato in Cina, insegnò nelle università di Jinan (dal 1930) e di Qingdao (1935), e dal 1936 si dedicò unicamente alla scrittura, diventando presidente della “Federazione degli scrittori e artisti per la Resistenza contro il Giappone” nel 1937, all’inizio del conflitto sino-giapponese. Dopo un soggiorno negli Stati Uniti dal 1946 al 1949, tornò in Cina, stabilendosi a Pechino. Ricoprì incarichi nelle organizzazioni letterarie e fu membro della Assemblea Nazionale del Popolo, nella quota riservata ai rappresentanti delle minoranze etniche. Le circostanze della sua tragica morte non sono mai state chiarite: di certo, negli anni bui della Rivoluzione Culturale, soffrì numerosi attacchi per la sua cultura cosmopolita e per il suo interesse nei confronti della letteratura inglese. La sua personale biblioteca fu devastata dalle Guardie Rosse e questo atto gratuito lo avrebbe profondamente ferito. La sua opera, anche se memore delle grandi tradizioni della novellistica e del teatro classico, ha contribuito notevolmente alla formazione di una lingua letteraria legata alle risorse del parlato. Al 1922-23 risalgono i suoi primi racconti e al periodo londinese la scrittura dei primi romanzi in cui si rivelano la progressiva acquisizione di una lingua nutrita della vivace espressività del pechinese parlato e la capacità di rendere, con pungente umorismo, tipi e situazioni della vita borghese. Tali caratteristiche si precisano nei successivi Mao cheng ji (1933) del quale esiste una magistrale traduzione italiana della sinologa Edoarda Masi (Città di gatti, 1986). Dalla bella prefazione al testo, a cura della traduttrice, cogliamo alcuni spunti: La produzione narrativa di Lao She è in buona sostanza tutta precedente al 1949, anno di nascita della Repubblica popolare cinese. Alla fine degli anni Trenta risale infatti anche il suo romanzo più noto Luotuo Xiangzi (“Xiangzi il cammello”, 1939; trad. it. Risciò, 1948), il suo romanzo più noto e popolare Della produzione successiva rimangono soprattutto i lavori teatrali, Longxu gou (“Il fosso della barba del drago”, 1953), Shen quan (“Il pugno magico”, pubbl. In italiano con il titolo Yihetuan “I Boxers”, 1963), e soprattutto, di pochi anni precedente, il grande e celebrato testo Chaguan (“La casa del tè”, 1958). Il lavoro è regolarmente rappresentato a Pechino ancora oggi in un luogo appositamente realizzato, che riprende le vecchie case da the della capitale, anche se le più recenti rappresentazioni in questo teatro soffrono un pochino le riduzioni operate per rendere il testo più adatto ad un pubblico di turisti frettolosi. La casa da te è un microcosmo in cui si incontrano personaggi provenienti da mondi diversi e da diversi ambienti sociali: sullo sfondo gli anni tumultuosi della nascita della nuova Repubblica Popolare e, in conclusione, alcuni interrogativi aperti sul futuro che attireranno molte critiche negli anni Sessanta, con il radicalizzarsi delle posizioni ideologiche. “Il camello Xiangzi” (Luotuo Xiangzi, Cammello Fortunato, poi noto col titolo de “Il ragazzo del Risciò”) è certamente il romanzo più noto di Lao She. In esso, l’autore mostra il legame profondo con la sua città e condivide col lettore una visione profetica del mondo, non troppo in linea con l’”ottimismo della volontà’”, cui gli scrittori furono chiamati negli anni successivi al 1949. Pubblicato in Cina nel 1937, “Il ragazzo del risciò” narra la storia di Xiangzi, un ragazzo di campagna giunto nella capitale in cerca di fortuna, che lavora come tiratore di risciò a Pechino. Come Lao She stesso dichiara nel capitolo che apre l’opera, il romanzo non è “una storia di cammelli”, bensì la storia di Xiangzi, Fortunato: così infatti, per ironia della sorte, si chiama il giovane tiratore cui verrà affibbiato il soprannome di “Cammello”. L’obiettivo di Xiangzi è di avere un risciò tutto suo. Tuttavia, nonostante la sua buona volontà ed il duro lavoro, la guerra, i rovesci della fortuna ed una società dura governata dal denaro alla fine lo travolgono.

IL COMPOSITORE – GUO WENJING Guo Wenjing nasce nel 1956 in Cina, a Chongqing, antica città della provincia del Sichuan. Nel 1978, Guo fu uno dei cento studenti ammessi (tra 17.000 aspiranti) al Conservatorio di Pechino. A differenza di altri illustri diplomati del suo stesso corso (Tan Dun, Chen Yi, Zhou Long), Guo ha scelto di vivere in Cina, tranne che per un breve periodo di soggiorno a New York (grazie ad una borsa di studio dell’Asian Cultural Council). Percorrendo la sua produzione in senso cronologico, tra le opere più significative degli inizi ricordiamo: Shu Dao Nan (Dure sono le vie di Sichuan, 1987), un poema sinfonico con voci, su testo di Li Bai, selezionato da People’s Music Publishing House come parte della collezione “Twentieth-Century Distinguished Chinese Classics”. Chou Kong Shan (Montagna mesta e desolata, 1992, rev. 1995), un concerto per flauto cinese di bambù eseguito per la prima volta dall’Orchestra Sinfonica di Goteborg in Svezia sotto la direzione di Neeme Järvi. Tra le altre opere orchestrali di Guo ci sono concerti per violino, violoncello e arpa. Uno dei suoi lavori più recenti è Journeys, per soprano e orchestra, eseguito per la prima volta dalla Hong Kong Philharmonic, con la direzione di Edo de Waart, nell’ottobre 2004. Il testo per Journeys è tratto dalla poesia epica del poeta cinese contemporaneo Xi Chuan. Oltre alle opere cameristiche per ensemble classici, Guo ha anche composto Late Spring (1995) per ensemble cinese e Sound from Tibet (2001) che comprende strumenti sia cinesi che occidentali. Il gusto della contaminazione caratterizza tutto il percorso artistico del musicista, come si evidenzia in molti dei suoi lavori più recenti. Tra di essi Concerto per ehru (violino cinese a due corde), commissione congiunta dell’Orchestra Sinfonica di Singapore e della serie “Musica Viva” della Radio Bavarese (la prima mondiale è stata eseguita a Singapore il 19 gennaio 2007); e l’opera Poet Li Bai (dedicata al più famoso dei poeti della Dinastia Tang) eseguita in prima mondiale nel luglio 2007 durante il Summer Festival del Central City Opera di Denver (Colorado). La prima europea è stata eseguita a Roma nel maggio 2008. Le opere più frequentemente eseguite di Guo appartengono a fasi diverse della sua produzione: troviamo infatti Drama (1995), un trio per percussionisti con parti cantate e recitate dagli stessi strumentisti; Inscriptions on Bone (1996) per contralto e 15 strumenti; She Huo (1991) per undici esecutori, e Parade (2004), il seguito di Drama, sempre per tre percussionisti. Guo ha composto anche colonne sonore per 20 film e 25 telefim in Cina. Guo è stato insignito in Cina del riconoscimento dedicato ai cento maggiori artisti cinesi viventi. La critica segue il compositore con valutazioni estremamente lusinghiere: «bellezza musicale e potenza drammatica senza eguali» (Le Monde), musica «pungente e vivida» (The Guardian), «disinibita e pura» (Het Parool), «sottile e insolita» (Frankfurter Allgemeine Zeitung). A Guo è stato attribuito «un senso delle potenzialità in ambito operistico estremamente originale» (The Independent). La sua musica è presente in Occidente fin dal 1983, anno della prima esecuzione di Suspended Ancient Coffins on the Cliffs on Sichuan, a Berkeley (California). Il brano, scritto per due pianoforti solisti ed un ensemble di strumenti a percussione, è un omaggio a Bartok, ma presenta una forte impronta derivante dalla tradizione sichuanese nella scrittura orchestrale. All’estero le sue opere sono state eseguite ai festival di maggiore prestigio internazionale, tra cui Amsterdam, Berlino, Glasgow, Parigi, Edimburgo, New York, Aspen, Londra, Torino, Perth, Huddersfield, Hong Kong e Varsavia, e in numerosi teatri tra i quali l’Opera di Francoforte, la Konzerthaus di Berlino, il Concertgebouw di Amsterdam e il Lincoln Center di New York. Ha scritto per importanti ensemble internazionali quali Nieuw Ensemble, Atlas Ensemble, Cincinnati Percussion Group, Quartetto Kronos , Quartetto Arditti, Ensemble Modern, Hong Kong Chinese Orchestra, Orchestra Sinfonica di Göteborg, Orchestra Filarmonica della Cina, Orchestra Sinfonica di Guangzhou e Orchestra Filarmonica di Hong Kong. Ha anche inciso per etichette straniere di rilievo, tra cui Casa Ricordi, che produce Wolf Cub Village (1994), Night Banquet (1998-2001) e Fengyiting (2004). La prima, basata sul Diario di un pazzo di Lu Xun, fu rappresentata per la prima volta all’Holland Festival; dopo una successiva performance a Parigi, Le Monde paragonò questo «capolavoro della follia» al Wozzeck di Berg e al Naso di Šostakovič. Night Banquet, invece, è ispirata da un dipinto che ha per soggetto Han Xizai, ufficiale di corte della dinastia Song. La composizione fu eseguita per la prima volta all’Almeida Theatre (Londra) e all’Hong Kong Arts Festival. Rivista e modificata, fu presentata per la prima volta al Festival d’Automne di Parigi nel 2001 con il titolo The Night of the Banquet, poi ripresa a Berlino, al Lincoln Center di New York e a Perth. Nell’ottobre del 2003, Wolf Cub Village e The Night of the Banquet sono state presentate in Cina al VI Festival di Musica di Pechino, in una produzione diretta da Lin Zhaohua al Teatro d’Arte del Popolo di Pechino. Fengyiting (2004) è stata scritta per una voce tenorile del genere denominato “Opera di Pechino” una voce di soprano del genere “Opera del Sichuan”; il lavoro fu eseguito per la prima volta al Concertgebouw di Amsterdam. Il musicista è stato capo del dipartimento di composizione del Conservatorio di Pechino, per il quale continua a svolgere un’intensa attività come compositore e docente.

IL REGISTA/SCENOGRAFO – YI LIMING Originario di Changsha nella provincia dello Hunan, Yi Liming si è diplomato nel 1989 presso il Dipartimento di scenografia artistica dell’Accademia Centrale di Arte Drammatica di Pechino. Attualmente è scenografo del Teatro d’Arte del Popolo di Pechino. Dal 1989, Yi ha curato le scenografie e le luci per più di 100 grandi eventi pubblici e sportivi in Cina e all’estero. Ha collaborato tra l’altro per imponenti realizzazioni sceniche con Chen Shizheng, in particolare per l’opera del genere kunqu Il Padiglione delle Peonie (Lincoln Center Festival, Paris Autumn Festival, 1998), Dido and Aeneas di Purcell (Festival di Spoleto, 2001), Notte di Guo Wenjing (Paris Autumn Festival, 2001; Perth International Arts Festival, Lincoln Center Festival, 2002), L’Orfano della famiglia Zhao di Stephen Merritt (Lincoln center Festival, 2003), La neve nel mese di giugno (American Repertory Theatre, 2003). Suoi erano l’illuminazione generale ed il design acustico per la Cina Hall Hannover World Expo 2000.

IL NCPA

Il Centro Nazionale cinese per le arti sceniche (NCPA) di Pechino ha la forma di un’enorme sfera argentea poggiata su un lago artificiale (e rappresenta una perla accarezzata dall’acqua). L’immensa struttura esterna, a forma di guscio d’uovo, occupa uno spazio di 21.7500 m² ed è composta da oltre 18.000 lamine in titanio e oltre 1.000 in vetro trasparente ad alta trasmissione luminosa. I due materiali sono armonicamente fusi tra loro per creare l’effetto visivo di “un sipario scenico che si apre lentamente”. Il Centro Nazionale cinese per le arti sceniche (NCPA) di Pechino è attorniato da un lago artificiale che occupa una superficie di 35.500 m², come uno specchio cristallino che fa svettare questo imponente e sfavillante edificio, creando riflessi ed irradiando luce e bellezza. Il NCPA presenta giornalmente spettacoli di opera, balletto classico, danza contemporanea, musica sinfonica, cameristica, musica popolare, prosa, opere e spettacoli tradizionali cinesi, recital e qualsiasi altra forma di spettacolo dal vivo. Il tutto con la massima attenzione all’alta qualità artistica. Inaugurato il 22 dicembre 2007 è attualmente il centro dedicato alle arti dello spettacolo più grande del mondo, con quattro spazi teatrali: il Teatro dell’Opera, la Sala dei Concerti, il Teatro di prosa e la Sala Multifunzionale. Fino ad oggi il NCPA ha realizzato 5.980 spettacoli, con una percentuale media di vendita dell’ 80% , per un totale di 6.536.000 spettatori. In sette anni ha prodotto in proprio un totale di 47 tra Opere liriche, occidentali e cinesi, Opere di Pechino, Prosa, Balletti, Musical…

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