I BAMBINI DELLA SHOAH

FABRICA PARTECIPA ALLA MOSTRA “I BAMBINI DELLA SHOAH”

Le illustrazioni dei borsisti del centro di ricerca esposte fino al 3 febbraio, Giorno della Memoria, a Sarno nell’ambito di un progetto benefico

 

Treviso, 25 gennaio 2013. L’area di comunicazione visiva di Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, partecipa alla mostra “I bambini della Shoah”, in programma fino al 3 febbraio, Giorno della Memoria, presso il Museo Archeologico Nazionale della Valle del Sarno.

 

Fabrica ha accolto l’invito giunto dall’ente organizzatore, l’Onlus “Nuova Officina”. L’idea è di creare una mostra sui bambini che parli sia agli adulti che ai più piccoli, con l’obiettivo di sensibilizzarli sul drammatico tema dell’Olocausto, nella convinzione che la conoscenza della storia e la presa di coscienza degli orrori del passato sono il migliore antidoto affinché questi non si ripetano.

 

Le sette illustrazioni di Fabrica prendono spunto dai poemi composti dai piccoli detenuti di Terezín, campo di concentramento situato nell’attuale Repubblica Ceca. I giovani borsisti, di nazionalità russa, ucraina, ecuadoregna, italiana e australiana, si sono immedesimati nei versi dei piccoli sfortunati prigionieri e hanno dato forma di immagine al loro messaggio.

 

Un filo spinato che diventa il gambo di una rosa, cosparso di boccioli; un cavallino a dondolo dietro le sbarre di una gabbia; le strisce nere della divisa da detenuti che si trasformano nei tronchi di un albero su cui nascono delle foglie. Questi sono i temi di alcune delle tavole, che rappresentano la tragedia della Shoah ma contengono al tempo stesso un messaggio di speranza, legato alla bellezza della natura, alla fiducia verso la bontà del genere umano e all’idea della vita che nonostante tutto vince sulla morte.

 

Fabrica è il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, fondato nel 1994 con l'obiettivo di fondere cultura ed industria. Fabrica invita giovani artisti/designer, offrendo loro una borsa di studio annuale e mettendo a loro disposizione un’occasione di formazione e un patrimonio di risorse e relazioni per sviluppare, sotto la guida di esperti, progetti di comunicazione culturale e sociale nelle aree del design, comunicazione visiva, fotografia, interaction, video, musica, editoria.

 

 

 “I bambini della Shoah”

2 gennaio-3 febbraio 2013

Orario: 9-18; chiuso il lunedì

Ingresso: gratuito

 

Museo Archeologico Nazionale Valle del Sarno

Via Cavour, 9 – Pal. Capua

Sarno

SCHEDA SUGLI AUTORI E SULLE LORO ILLUSTRAZIONI

Ilaria Montanari

 

 

 

Matteo Di Iorio

 

Nel campo si vive isolati dal resto del mondo, come in una di quelle palle che, se voltate, fanno scendere la neve. Nella realtà del campo, la palla è popolata dai soldati e ai fiocchi di neve si sostituiscono gli occhi dei piccoli detenuti, che brillano e si chiedono come sarà il domani. Un uccellino che  vola libero al di sopra della palla rappresenta la speranza della libertà futura.

 

 

Claudio Fabbro

 

Il campo di concentramento non ha tolto ai piccoli prigionieri la fantasia e la capacità di sognare. Il treno rappresenta il desiderio di evasione dei bambini, che con l’immaginazione riescono a fuggire verso mondi sconosciuti e affascinanti. La ciminiera della locomotiva richiama però in modo macabro quella di una baracca del campo.

 

 

 

Irina Gliudza

 

Perfino nella dimensione cupa e tragica di un campo di concentramento arriva la primavera, e con lei la vita che rinasce. La natura che si risveglia, con i suoi fiori e le sue piante, diventa l’affermazione della vita che vince sulla morte. Per questo, anche dal filo spinato di Terezín può nascere un gambo di rosa, ornato di boccioli.

 

 

 

 

Anna Kulachek

 

Un cavallino a dondolo è fatto per muoversi. Ma nel campo di concentramento, costretto dietro le sbarre, resta immobile. I colori vivaci del giocattolo contrastano con il nero delle inferriate, perché nella realtà di Terezín non c’è spazio per il gioco.

 

 

Carmen Rosa López

 

Nel campo di concentramento sembra di vivere dentro una palude isolata dal resto del mondo, in cui tutto è immobile, costantemente nell’attesa di qualcosa che non accade. I tronchi di questa palude si prestano a rappresentare sia le sbarre della prigionia che le strisce della divisa dei detenuti. Ma a ben guardare, l’orrore del campo non distrugge la vita e dai tronchi spuntano rami ornati di foglie.

 

 

Ilaria Montanari

 

Questa illustrazione rappresenta la casa, e con essa la dimensione del calore e dell’affetto propri dell’ambiente familiare, che sono negati ai piccoli prigionieri. Nello stile semplice tipico dei bambini, la casa è colorata come a tratti di pastello, con i toni vivaci del giallo, del rosso, dell’azzurro; ma la realtà del campo di concentramento è sempre presente, resa palese dalla bordatura in filo spinato.

 

 

 

 

 

Samantha Ziino

 

Per evadere dalla terribile realtà del campo, capita che i bimbi si rifugino nei loro mondi fantastici, percorsi da sentieri fiancheggiati da piante di rose. Il disegno rappresenta una di queste rose, e le mani che compongono i petali delicati del fiore rappresentano i bambini di Terezín uniti in un abbraccio. Quando i fiori sbocceranno, probabilmente i piccoli non saranno più lì ad ammirarli.

 

(Visited 22 times, 1 visits today)