Spazio Oberdan:presentazione del volume “Afghanistan solo andata” e proiezione del documentario “El Alamein”.

Martedì 30 ottobre, alle ore 18.00, nella Sala Alda Merini dello Spazio Oberdan della Provincia di Milano (Viale Vittorio Veneto 2, Milano): presentazione del volume “Afghanistan solo andata” di Gian Micalessin e proiezione del documentario “El Alamein” edito dallo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano.

L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano, in collaborazione con la Commissione Italiana Storia Militare, in occasione del 70° Anniversario della Battaglia di El Alamein e della Festa del 4 novembre, Giornata delle Forze armate e dell’Unità Nazionale.

Partecipano: Novo Umberto Maerna, Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano; Rosario Castellano, Capo di Stato Maggiore del Comando NRDC-ITA, Generale di Divisione; Antonio Pennino, Comandante Militare Esercito Lombardia, Generale di Brigata; Camillo De Milato, Generale di Divisione (aus); Matteo Paesano, Colonnello, Presidente della Commissione Italiana di Storia Militare; Professor Virgilio Ilari, Presidente della Società Italiana di Storia Militare, e Filippo Milone, Sottosegretario di Stato alla Difesa.

Introduce Marco Valle, giornalista e storico.

Ingresso libero.

 

Nell’ottobre del 1942 si consumava nelle sabbie egiziane il terribile duello tra le forze italo-tedesche e le armate dell’Impero Britannico. Con tutta la sua potenza, il più grande complesso militare economico del tempo frantumò ogni illusione dell’Italia. Ad El Alamein i britannici – certamente con fatica e molte perdite – vinsero. Quella sperduta località del Nord Africa segnò le sorti del secondo conflitto mondiale. Pochi mesi dopo, il Regime collassò e l’8 settembre Vittorio Emanuele chiese l’armistizio agli Alleati.

Ma El Alamein non è soltanto un episodio: in quell’ottobre lontano, sulla linea del fuoco, “mancò la fortuna non il valore” e i soldati d’Italia scrissero una pagina tragica e gloriosa, da comprendere, studiare e onorare.

El Alamein – come i Presidenti della Repubblica Ciampi e Napolitano hanno più volte sottolineato – è parte integrante della nostra storia unitaria, è un momento centrale della nostra narrazione nazionale. Sulle coordinate tracciate dal Quirinale, settant’anni dopo quell’immane scontro – e in occasione della prossimità della celebrazione del 4 Novembre – la Provincia di Milano vuole ricordare e proporre un momento di riflessione.

 

Nell’occasione, il Vice Presidente della Provincia, Novo Umberto Maerna, proporrà, a nome dell’Amministrazione Provinciale, l’intitolazione di una via di Milano a Paolo Caccia Dominioni. Nato a Nerviano da una nobile famiglia lombarda, Caccia Dominioni fu una figura centrale della storia della nostra Provincia, come attesta una volta di più il testo del conferimento della Medaglia d’Oro al Valore dell’Esercito conferitagli alla memoria: "Già comandante del 31° Battaglione guastatori del Genio nelle battaglie di El Alamein, dopo la fine della 2^ Guerra Mondiale svolgeva volontariamente, per oltre 12 anni, l'alta ed ardua missione di ricerca delle salme dei caduti di ogni nazione, disperse tra le sabbie del deserto egiziano, incurante dei disagi, dei sacrifici e dei rischi che essa continuamente comportava. Con cosciente ed elevata preparazione tecnico-militare, coraggio e sprezzo del pericolo, conduceva personalmente le ricerche tra i campi minati ancora attivi, nel corso delle quali veniva coinvolto per ben due volte nell'esplosione delle mine, a seguito delle quali un suo gregario veniva seriamente ferito e ben sei suoi collaboratori beduini perdevano la vita. Grazie alla sua opera, oltre 1500 salme italiane disperse nel deserto, unitamente a più di 300 di altra nazionalità, venivano ritrovate e altre 1000, rimaste senza nome, venivano identificate e restituite, con le prime, al ricordo, alla pietà ed all'affetto dei loro cari. Inoltre, 4814 caduti riposano oggi nel Sacrario Militare Italiano di El Alamein, da lui progettato e costruito, a tramandarne le gesta ed il ricordo alle generazioni che seguiranno. Comandante, ingegnere, architetto, scrittore ed artista, più volte decorato al Valore Militare, ha lasciato mirabile traccia di sé in ogni sua opera, dalle quali è derivato un grande onore all'Esercito Italiano, sommo prestigio al nome della Patria e profondo conforto al dolore della comunità nazionale, duramente provata dai lutti di guerra".

 

“Celebrare la battaglia di El Alamein significa – dichiara il Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano, Novo Umberto Maernaricordare a tutti i milanesi, e tutti gli italiani, il sacrificio di quegli uomini che diedero la vita per la nostra Patria. Riannodare i fili di una storia del passato serve soprattutto oggi, per recuperare una memoria storia comune e condivisa. Ecco perché presenteremo anche il libro di uno dei più importanti inviati di guerra italiani, Gian Micalessin, che descrive il sacrificio dei ragazzi e delle ragazze morti in Afghanistan in questi ultimi anni. Oggi come allora, i soldati italiani sono un esempio di professionalità e abnegazione. Quanto alla figura di Paolo Caccia Dominioni, – conclude il Vice Presidente Maerna – ci sembra giunto il momento in cui una città importante come Milano tributi il dovuto omaggio a una grande figura della storia del nostro Novecento”.

 

In “Afghanistan solo andata. Storie dei soldati italiani caduti nel Paese degli aquiloni” (Cairo Publishing, 253 pp) Gian Micalessin, inviato di guerra che conosce l'Afghanistan da trent'anni, ha raccolto otto storie esemplari, piccole biografie che tessono una trama comune e consentono di capire chi sono i militari italiani impegnati nel Paese degli aquiloni, qual è la loro missione, perché hanno scelto il mestiere delle armi, che cosa li ha spinti a rischiare la vita a migliaia di chilometri da casa.

Sono più di cinquanta i soldati italiani caduti in Afghanistan dall'inizio della missione Isaf nel 2004. Ma in realtà il primo dei nostri connazionali è morto nel 1998, quando la missione delle Nazioni Unite si chiamava Unsma e aveva il compito di "sorvegliare" i talebani. In un altro millennio, prima dell'11 settembre, prima di qualsiasi "guerra al terrorismo". Dietro questa lunga teoria di nomi ci sono volti, desideri, ambizioni di giovani uomini, scelte di vita non sempre facili e scontate che il volume di Micalessin cerca di ricostruire, ridando voce a quei ragazzi che sono stati figli, fratelli, mariti e padri, che troppo spesso conosciamo soltanto dalle cronache della loro morte, succinte eppure intrise di inutile retorica. Perciò le cronache di Micalessin parlano di vita, riaprono quelle porte che dopo la momentanea ondata collettiva di commozione si chiudono alle spalle delle famiglie. Con un'intervista al Generale Marco Bertolini.

 

 

 

 

Informazioni al pubblico:

Provincia di Milano/Settore Cultura e Beni culturali, tel. 02 7740.6302,

www.provincia.milano.it/cultura

 

 

 

(Visited 8 times, 1 visits today)