Il Ferrari Trentodoc in degustazione al Congresso degli Stati Uniti

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Per la prima volta nella storia il Ferrari Trentodoc è stato servito allo United States Congress, il Parlamento degli Stati Uniti d’America.  E a presentarlo con una degustazione che ha strappato unanimi consensi è stato il presidente di casa Ferrari, Matteo Lunelli. L’ingresso, il primo in forma ufficiale, delle bollicine Ferrari nel Campidoglio di Washington ha suggellato una due giorni negli States di una ristrettissima delegazione italiana espressiva di alcune delle più note Cantine del Belpaese, il tutto sotto l’egida di Vinitaly. Preludio all’approdo al Congresso l’incontro, il 19 luglio, tra la delegazione e l’ambasciatore italiano negli Usa, Claudio Bisogniero, che ha sottolineato come questo sia, negli States, un momento particolarmente positivo per il vino della penisola, primo sul mercato statunitense per quantità e valore. L’Ambasciatore ha ricordato come il vino sia una componente importante della cultura e nelle tradizioni del nostro paese e avrà quindi un ruolo significativo all’interno delle attività previste nel 2013 per l’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti.

Momento clou della spedizione è stato l’incontro e la successiva degustazione con i membri del Wine Caucus, l’organismo che riunisce gli appartenenti al Congresso impegnati a vario titolo nella tutela e promozione del vino. “E’ stato un onore e un’emozione”, ha commentato Matteo Lunelli, “vedere versare nei calici il Ferrari Trentodoc in quel monumento della democrazia che è il Campidoglio di Washington. Questa iniziativa si iscrive nel più ampio quadro di attività volte a migliorare la conoscenza e la cultura del vino negli Stati Uniti. Per quanto riguarda le bollicine italiane, nonostante il grande successo che stanno riscontrando, occorre ancora fare tanto in termini di educazione del pubblico americano perché le nostre etichette sono espressione di metodologie produttive e di territori assai diversi fra loro che vanno compresi nella loro identità e apprezzati nella loro diversità”.

 

 

 

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