CONCERTO STRAORDINARIO DE LAVERDI AL CASTELLO SFORZESCO DI MILANO

UNA ESTATE CON LA MUSICA 2012

la prima stagione estiva de laVerdi

 

 CONCERTO STRAORDINARIO

con fuochi d’artificio

Invito alla festa:

Ferragosto con laVerdi

tra note e luci

Mercoledì 15 agosto (ore 22.30)

Piazza del Cannone – Castello Sforzesco

(ingresso libero)

 

Georg Friedrich Händel

 Occasional Oratorio HWV 62 Ouverture

Musica sull’acqua, Suite n. 2 HWV 349

Musica per i Reali Fuochi d’Artificio HWV 351

 

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

Direttore Ruben Jais

 

Fuochi d’artificio da guardare; fuochi d’artificio da ascoltare. Il tutto, sotto il cielo di Ferragosto, in uno dei più bei luoghi di Milano.

Mercoledì 15 agosto (ore 22.30), piazza del Cannone ospiterà un concerto straordinario a ingresso libero dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, con un programma interamente ispirato alla festa. Il concerto, promosso dal Comune di Milano, si inserisce nel cartellone di VerdEstate, la rassegna estiva del Comune di Milano.

Protagoniste della serata saranno proprio le pagine di Händel, autore tra i più prolifici e felici di musiche destinate a coronare gli eventi festosi di corte (nel suo caso quella inglese), di cui l’ensemble di largo Mahler – diretta per l’occasione dal milanese Ruben Jais, direttore artistico de laVerdi – eseguirà Occasional Oratorio, Musica sull’acqua (Suite n. 1), per concludere con la trionfale Musica per i Reali Fuochi d’Artificio (più sotto troverete ampie note di spiegazione, nutrite di curiosi aneddoti storici).

Non solo. Durante tutto lo svolgimento del concerto, nell’arco di un’ora e mezzo circa, i milanesi e gli ospiti italiani e stranieri, particolarmente numerosi in queste settimane in città, potranno ammirare gli splendidi fuochi d’artificio di Bob Caselli, in una cornice che si ispira dichiaratamente al modello delle feste di corte settecentesche.

Programma

Occasional Oratorio HWV 62, Ouverture. Händel nelle prime settimane del gennaio del 1746 compose in gran fretta l’Occasional Oratorio: un omaggio alla nazione inglese, che in quel periodo di forte tensione si era stretta attorno agli hannoveriani per impedire l’ascesa al trono degli Stuart. L’Occasional Oratorio è una esortazione, un atto di solidarietà per chi stava combattendo per una giusta causa.

Il lavoro, realizzato su libretto di Newburgh Hamilton – che riprendeva passi della Bibbia e inseriva Salmi tradotti in inglese da Milton e Spencer – fu eseguito il 14 febbraio 1746 al Covent Garden e poi ripreso per inaugurare la stagione dell’anno successivo.

Pur nella sua brevità, la partitura concentra i pensieri, le emozioni e i sentimenti di un popolo. L’intensità musicale di alcune parti (i cori, la bella canzone Why do the Gentiles tumult e l’aria del basso To God, our strenght… che sarà poi seguita dal coro) permette di considerare questo oratorio non solo un prezioso documento di valore storico musicale ma anche di essere uno dei più significativi esempi di come, pur senza nessuna particolare enfasi e grandiosità d’impianto, il Sassone abbia saputo illustrare le realtà anche sociali e politiche dell’Inghilterra del XVIII secolo.

Nella prima parte il popolo riesce a superare ogni miseria e ogni viltà umana grazie alla forza che gli viene garantita da Dio (il solo a poter salvare la nazione) mentre nella seconda, più debole anche letterariamente, si avverte il rinnovato voto di fede che avrà il picco sublime con il coro dell’Hallelujah. Nella terza parte, prima del coro, May balmy peace and wreath’d renown (versione del primo Coronation Anthem come Händel lo aveva usato in Esther), il popolo è in fermento e incita l’esercito alla battaglia perché “benedetta sarà solo quella spada che si batterà per la causa della virtù”.

La struttura dell’Ouverture è assai varia: Händel anticipò alcuni passaggi essenziali con pennellate rapide, ma di grande effetto. Al primo movimento, (il compositore non stabilì se dovesse essere un Largo, un Pomposo o un Andante), che si snoda su un disegno ritmico assai vario, quasi nervoso, seguono un Allegro pieno di vitalità, un Adagio assai vibrante e quasi meditativo e, infine, una Marcia sciolta, non imponente, la quale introduce subito la Iprima parte caratterizzata dalla canzone Why do the Gentiles.

Testo di Gabriella Mazzola Nangeroni

 

Musica sull’acqua, suite n. 2 in Fa maggiore HWV 349.  Nella vita di corte la festa – per matrimoni, onomastici, compleanni, incoronazioni, per ospiti illustri, eventi politici, militari, metereologici, astronomici e quant’altro – costituiva un evento fondamentale, insostituibile nutrimento per il narcisismo del potere che in essa poteva rispecchiarsi e, insieme, tramandare di sé un’immagine prestigiosa. Modelli insuperabili per magnificenza, fantasia, e raffinatezza di gusto furono, all’inizio del XVIII secolo, gli intrattenimenti che la corte francese organizzava a Versailles: tra questi ce n’era uno che si svolgeva su un ampio canale a forma di croce, nel parco della reggia, e consisteva in una regata di piccole imbarcazioni cariche di ospiti che venivano fatte sfilare di notte, lungo sontuosi apparati scenografici illuminati, mentre gruppi di musicisti, su altre imbarcazioni, provvedevano alla “colonna sonora” dello spettacolo, secondo una concezione di “teatro–totale”, nella quale i partecipanti si trovavano a essere allo stesso tempo attori e spettatori.

Non appena salito al trono d’Inghilterra, Giorgio I di Hannover volle subito mostrarsi all’altezza del re di Francia anche nella raffinatezza dei divertimenti: sotto il suo regno (1714 – 1727) si ha infatti notizia di due feste musicali sul Tamigi, a entrambe le quali è legato il nome di Händel.

La prima fu teatro di un curioso episodio, narrato dal primo biografo handeliano, John Mainwaring. Nel 1715 il musicista era ancora ufficialmente alle dipendenze del principe elettore di Hannover ma, prolungato arbitrariamente il permesso che gli era stato concesso, si era di fatto già trasferito a Londra, al servizio della regina Anna. Quando questa morì le succedette proprio l’elettore di Hannover, col nome di Giorgio I, che ebbe così l’occasione per regolare i conti con quel suo dipendente indisciplinato. L’imbarazzatissimo Sassone pensò allora di offrire al re alcune musiche per accompagnarne la regata sul Tamigi (con ogni probabilità si trattò della Suite in fa maggiore), riuscendo così a farsi perdonare.

Due anni dopo, Giorgio I incaricò il musicista di preparargli la musica per una nuova festa sull’acqua: il 17 luglio 1717, alle otto della sera, circa cinquanta esecutori, con trombe, corni, oboi, fagotti, flauti e archi, presero posto su un’imbarcazione che affiancò il battello del re allietandone con le tre Suite della Watermusic la regale regata lungo il Tamigi, da Whitehall a Chelsea, mentre un nugolo di altre barche seguiva il corteo per ascoltare la musica (i cui singoli brani, a differenza di quanto avviene nelle esecuzioni moderne, era prassi normale fossero ripetuti più volte, con combinazioni strumentali sempre diverse e piccole variazioni estemporanee. In questo modo la Watermusic poteva durare anche alcune ore). Le tre Suite handeliane che costituiscono la cosiddetta Musica sull’acqua sono unanimemente riconosciute come vertice insuperato di questo particolare genere di musica d’uso.

 

Musica per i Reali Fuochi d’Artificio HWV 351. Dopo otto anni di guerra, il 18 ottobre 1748 venne firmato dalle potenze europee belligeranti il trattato di pace di Aquisgrana. Per effetto di esso, oltre alla conferma di Maria Teresa sul trono dell’impero asburgico (era stato questo il casus della Guerra di successione austriaca), furono ridimensionate le pretese della Francia, la principale antagonista dell’Inghilterra per il predominio nelle colonie americane, che dovette così rassegnarsi, tra l’altro, a riconoscere Giorgio II come legittimo sovrano del Regno Unito. Quest’ultimo, ovviamente assai soddisfatto della piega che avevano preso gli eventi, decise di festeggiare con un grande spettacolo di fuochi d’artificio, da tenersi nel St. James’s Upper Park di Londra, non appena le condizioni climatiche fossero state favorevoli.

Il cerimoniere reale, duca di Montague, ebbe pertanto l’ordine di organizzare per la primavera successiva un grandioso spettacolo pirotecnico, con apparato scenografico e relativo corredo musicale. Non fu difficile assoldare i migliori professionisti sulla piazza. L’architetto teatrale della corte francese, il cavalier Servandoni, avrebbe progettato le macchine e la struttura scenografica di supporto in stile classicheggiante, comprendente un grande arco di trionfo sotto il quale fare accomodare i più illustri invitati. Due celebri artificieri bolognesi, Gaetano Ruggieri e Giuseppe Sarti, si sarebbero invece occupati dei “botti” multicolori, in grado addirittura di tracciare nell’aria disegni allegorici. Per la musica, poi, il re aveva alle proprie dipendenze (e per questo era invidiato da tutti i sovrani d’Europa) nientemeno che Georg Friedrich Händel, il più famoso, richiesto e strapagato musicista del tempo, che però non si trovò per nulla d’accordo con le richieste del suo sovrano.

Questi, infatti, voleva che l’apparato musicale fosse composto soltanto da strumenti militari, cioè fiati e percussioni, ma Händel – con una coscienza artistica decisamente superiore a quella  di un semplice “artigiano” (e per preservarsi la possibilità di ulteriori, future esecuzioni) – si rifiutava di comporre una banale “musica d’occasione” e voleva utilizzare anche gli archi per dare corpo alla sua lussureggiante fantasia musicale. Inoltre il proprietario dei Vauxall Gardens, fiutando – da buon inglese – il business, si era offerto di provvedere personalmente all’illuminazione della festa (con consistente risparmio per le casse reali) a patto però che le prove della musica, con ingresso a pagamento, si svolgessero nella sua proprietà: e la cosa al musicista – chissà perché – proprio non andava a genio.

Ma come era ampiamente prevedibile, dovette rassegnarsi e accettare le imposizioni del re: le prove, dunque, si tennero nei Vauxall Gardens la mattina del 21 aprile, davanti a una folla di dodicimila persone che per raggiungere quel luogo provocò un colossale ingorgo sul London Bridge. L’intera Suite fu affidata a un imponente organico militare, composto da 18 ottoni, 37 legni, 3 timpani e 2 tamburi. Ma l’anziano compositore aveva in serbo una piccola sorpresa: sei giorni dopo, nella stupenda cornice del St. James Upper Park, tra i cento musicisti che sul far della sera inaugurarono la festa attaccando l’Ouverture della Fireworks Music, c’erano anche diversi archi in raddoppio alle parti dei fiati.

Il re non ebbe né tempo né modo di rimproverare al furbo Haendel la sua disobbedienza: subito dopo l’esecuzione, infatti, uno dei pochi fuochi d’artificio che erano riusciti ad esplodere ricadde sul palco degli ospiti, causando un principio d’incendio che scatenò un generale fuggi fuggi e provocò l’ira del cavalier Servandoni il quale, a sua volta, si scagliò contro il presunto responsabile, Charles Frederick (il sovrintendente della festa), ferendolo con la spada prima di essere disarmato dalle guardie del re, tra il panico e le urla della gente. La festa non si poteva certo dire riuscita ma la musica ebbe un successo straordinario e rimase scolpita nella memoria di chi vi aveva assistito, al punto che un mese dopo fu replicata al Foundling Hospital al fine di raccogliere fondi per quell’orfanotrofio londinese; poco dopo venne data alle stampe (con gli archi in partitura) da John Walsh – un altro che aveva fiutato il buon affare – il che rappresentò il primo atto di un successo editoriale che si sarebbe rivelato tra i più clamorosi del secolo.

Testi di Bruno Gandolfi

 

 

 

 

Biografia

Milanese, Ruben Jais, contemporaneamente agli studi universitari, ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” della sua città, diplomandosi in Musica corale e Direzione di Coro e in Composizione Polifonica Vocale. Si è inoltre diplomato in Composizione, sempre presso lo stesso Conservatorio, dove ha anche compiuto gli studi di Direzione d’Orchestra, perfezionandosi, in seguito, con masterclass all’estero.

È  stato Maestro del Coro presso il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi dalla sua fondazione al 2007. Con tale ruolo ha collaborato, tra gli altri, con Romano Gandolfi, Riccardo Chailly, Claudio Abbado, Luciano Berio, Oleg Caetani, Claus Peter Flor, Christopher Hogwood, Vladimir Jurowski, Helmuth Rilling. È  Direttore Residente e responsabile delle attività artistiche dell’Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi.

Nel 2008 ha istituito l’Orchestra laVerdi Barocca, ensemble specializzato nell’esecuzione della musica barocca, con il quale affronta i maggiori capolavori di tale repertorio sia sinfonico che operistico: dal 2009 laVerdi Barocca affianca le altre stagioni della Fondazione, con una serie di concerti-appuntamenti dedicati ai capolavori sacri legati alle maggiori ricorrenze liturgiche.

Jais è anche Direttore Musicale della Mailänder Kantorei, formazione legata alla comunità tedesca di Milano, con la quale si dedica soprattutto al repertorio della nazione germanica, dal barocco al romanticismo.

 

 

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