La Napoli del dopoguerra e una sua storia al Teatro San Babila di Milano sino al 26 febbraio.

 

La commedia dell’arte napoletana trova in questo “ Grisù, Giuseppe e Maria” di Gianni Clementi una ulteriore conferma della sua versatilità e grande drammaturgia.

Paolo Triestino e Nicola Pistoia, rispettivamente Don Ciro e Vincenzo, sono incredibilmente bravi e coinvolgenti sia per recitazione, sia per gestualità.

Accanto a loro due brave “donne” che la vita accomuna come sorelle, ma anche come  madri di figli di uno stesso uomo: il marito di Donna Rosa che è lontano in Belgio ove troverà la morte per il grisù. Franca Abategiovanni e Sandra Caruso portano in scena quella tragicomica realtà del popolino che cerca di trovare  soluzioni anche là dove non ci sono e che a volte sono inaspettate.

Tutto si svolge in una sagrestia dell’Italia povera e appassionata degli anni Cinquanta ove un sacerdote ed il suo strampalato sagrestano, due sorelle nei guai che trovano nel parroco l’interlocutore per le loro confessioni, insieme al fascinoso farmacista del paese  ci prendono per mano e ci fanno ridere, sorridere, emozionare e ci riportano ad un’Italia dove i sogni erano spesso affidati a chilometri e valige di cartone, ad una canzone, ad una miniera lontana, ad un pallone. Tutti ingredienti  di allora, ma anche di oggi e lo spettatore   non si sorprende più di tanto, neanche del finale a sorpresa: uno dei bimbi è nero. E allora la mente  corre indietro al dopoguerra, alla canzone della De Sio, ad una Napoli misera, ma nobile d’animo e che accoglie tutti nel suo “ventre”.

Giuliana de Antonellis

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