Un decalogo per le giovani pazienti lanciato dagli Oncologi

Congresso a Castelfranco Veneto (TV): il progetto A.M.O.R.E. 

TUMORE DELLA MAMMELLA E GRAVIDANZA

Sui 31.000 casi di tumore della mammella in Italia, circa 2.000 riguardano ogni anno donne giovani, di età inferiore ai 40 anni. Tra queste, una media del 5% ha una gravidanza. Questi dati sono emersi dal Congresso di Oncologi, provenienti dal Veneto e da tutta Italia, svoltosi il 13 novembre scorso all’Hotel Fior di Castelfranco Veneto nell’ambito del progetto A.M.O.R.E. (CARCINOMA DELLA MAMMELLA NELLE GIOVANI DONNE E PROBLEMATICHE CORRELATE ALLE GRAVIDANZE), realizzato con la collaborazione di Ipsen, un’azienda operante nel settore farmaceutico ed impegnata in ambito oncologico.“Tra le varie patologie”, ha detto il Dott. Paolo Manente, Direttore Scientifico dell’evento e Primario dell’Unità Operativa Complessa dell’Ospedale Civile di Castelfranco Veneto, “il cancro della mammella rappresenta ancor oggi, nonostante i significativi progressi nel campo della prevenzione, della diagnosi e del trattamento, un evento tra i più traumatici e stressanti con il quale, chi ne è colpito, deve confrontarsi. In particolare, il cancro della mammella in età giovanile si presenta con caratteristiche biologiche talvolta diverse dalla malattia che colpisce le donne in menopausa, e questo richiede il ricorso a trattamenti specifici, nonché l’integrazione più completa delle varie strategie di cura (chirurgia, radioterapia, chemio ed endocrinoterapia)”.Nelle giovani pazienti, la scelta del trattamento non deve considerare solo gli effetti collaterali più comuni dei trattamenti (esiti invalidanti dell’intervento chirurgico, dolore, nausea e vomito, anoressia, alopecia, astenia….), ma anche le possibili ricadute sulla fertilità. “La paziente giovane non ha ancora terminato il suo progetto riproduttivo”, ha affermato il Dott. Saverio Cinieri, Primario dell’Unità Operativa Complessa e della Breast Unit del Presidio Ospedaliero Senatore Antonio Perrino di Brindisi, “è molto più fragile nelle sue scelte e deve essere valutata anche e soprattutto in questa ottica quando le si propone un trattamento precauzionale”. L’idea da trasferire è che l’Oncologo deve valutare il rischio di infertilità legato ai trattamenti oncologici, informare dettagliatamente la paziente di tale rischio, ed effettuare la scelta terapeutica più adeguata in relazione al desiderio e alle prospettive della paziente. È auspicabile inoltre che in ogni sala di attesa di Oncologia Medica sia esposto un decalogo che aiuti le giovani pazienti a manifestare le proprie problematiche e paure e che sensibilizzi tutti gli Operatori Sanitari (Medici e Infermieri) coinvolti nella cura di queste pazienti. Il decalogo, presentato nel corso del Congresso e predisposto dagli Oncologi Saverio Cinieri e Fedro Peccatori, così recita:

I  Il cancro non determina in genere infertilità (escluse le neoplasie dell’apparato genitale).

II Il cancro non è in genere una malattia trasmissibile geneticamente (salvo rare eccezioni).

III I trattamenti antitumorali possono determinare riduzione della fertilità in entrambi i sessi (per le donne l’età , il tipo di trattamento e la durata e la quantità di farmaco somministrata sono i fattori critici, per gli uomini lo sono il tipo e la durata del trattamento. Sono necessari ulteriori studi).

IV La radioterapia erogata sulle gonadi determina un rischio di sterilità permanente dose dipendente.

V Tutti i pazienti che non abbiano ancora completato il proprio percorso riproduttivo devono essere informati del rischio di infertilità collegato alle terapie oncologiche (è necessaria una campagna di valutazione dell’attitudine e una sensibilizzazione degli oncologi medici italiani sull’argomento).

VI Esiste la possibilità di preservare il patrimonio germinale prima delle terapie (per la donna tramite criopreservazione ovarica o ovocitaria, per l’uomo tramite criopreservazione dello sperma. Sarebbe auspicabile un registro dei centri qualificati per entrambe le procedure e dei protocolli in corso).

VII Esistono protocolli in corso per valutare l’impatto di terapie concomitanti alla chemioterapia, che riducano la tossicità gonadica del trattamento (LHRH analogo nelle donne).

VIII La  gravidanza o la paternità dopo diagnosi di cancro non sembrano peggiorare la prognosi anche delle pazienti affette da tumori endocrino responsivi (necessario continuare la raccolta dati prospettica per valutare l’impatto sui diversi tipi istologici e le diverse caratteristiche biologiche di ciascuna neoplasia).

IX E’ indispensabile istituire registri prospettici che valutino gli esiti dei trattamenti sulla fertilità (sia maschile che femminile, coinvolgere anche gli ematologi e gli oncoematologi pediatri).

X  E’ indispensabile istituire un registro nazionale sotto l’egida AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in cui vengano registrati tutti gli eventi gravidici che coinvolgano pazienti affetti da tumore (gravidanze o paternità dopo diagnosi e terapia, diagnosi di tumore in corso di gravidanza).

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